Gazzetta di Reggio

Reggio

“Vasca” in via Emilia tra serrande abbassate e chiusure permanenti

Roberto Fontanili

Da Vicolo Trivelli all’isolato San Rocco è questo il quadro del centro storico Confcommercio e Confesercenti: «Una crisi ormai diventata strutturale»

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I negozi continuano a chiudere mentre cresce l’e-commerce, con la nostra provincia al 15° posto in Italia per acquisti on line. In poco più di mezz’ora abbiamo contato 26 serrande abbassate nell’area del centro storico che gravita sulla e intorno alla via Emilia. Ma in realtà nell’esagono cittadino sono molte di più. Chiusure che non sono più temporanee in attesa di un cambio di gestione, ma permanenti e frutto di una crisi che si trascina da una decina di anni. I negozi di alimentari sono stati i primi a cedere, poi negli ultimi anni abbigliamento e calzature sono stati i settori a soffrire di più, a cui si sono aggiunti quelli di telefonia e hi tech. Prodotti che sempre più spesso arrivano direttamente a casa del cliente grazie all’e-commerce, con Reggio Emilia che è di gran lunga davanti a Modena e Parma per acquisti on line e per la consegna a domicilio della spesa.

la crisi

La crisi del commercio ha cambiato il volto del centro storico. Come vicolo Trivelli, che alcuni anni fa era definita la Carnaby Street reggiana e oggi è letteralmente cancellato delle vie storiche dello shopping reggiano. Senza dimenticare la chiusura di diverse filiali di banche e di alcuni marchi come Zamboni, Upim e Punto Moda: l’immagine del nostro centro storico assomiglia sempre di più a un cruciverba. A partire da via Emilia San Pietro e via Emilia Santo Stefano, i primi pezzi di città a segnalare la crisi del commercio di vicinato.

Le ragioni

Le ragioni di questa crisi strutturale sono tante, sostengono Davide Massarini, presidente di Confcommercio, e Lorenzo Reggiani di Confesercenti, che definiscono la situazione attuale «irreversibile e figlia di una crisi strutturale dovuta a una contrazione del reddito e della capacità di spesa delle famiglie, iniziata nel 2010 e da cui il commercio non si è più risollevato». Le cause sono tante: «Vanno dal peso della burocrazia e della tassazione, che grava sulle piccole e micro imprese, al caro affitti e alla resistenza dei proprietari a nuove forme di affitto temporaneo o stagionale (preferendo il contratto della durata di 12 mesi) alla concorrenza sleale del web, e per questo servirebbe una web tax». Poi ci sono le scelte urbanistiche e le misure assunte dal Comune negli anni: «Dall’installazione dei pilomat, una misura davvero eccessiva, al problema irrisolto della accessibilità e dei parcheggi, alla scarsa attrattività del nostro esagono», sottolineano. «Tocca all’amministrazione comunale rendere più bella e attrattiva la nostra città. A noi spetta il compito di rendere attrattive le nostre attività», concordano le due associazioni. Poi Massarini denuncia il fatto che «a Reggio si trascinano le scelte politiche del passato che hanno sfrattato dal centro l’attrattività e mi riferisco ai centri commerciali e alla visione di centro diffuso che non ha aiutato. E oggi non c’è interesse da parte di marchi nazionali a investire su Reggio».

SCELTE POLITICHE

Confesercenti e Confcommercio denunciano le mancate risposte da parte del Comune alle loro proposte. «A partire dall’introduzione di incentivi ai proprietari di immobili a una diminuzione degli affitti a fronte di un abbassamento dell’Imu e alle tante promesse non mantenute». Proprio sui temi della tassazione, dell’aumento dell’Irpef e dell’introduzione della tassa di soggiorno le due associazioni fanno fronte comune definendolo «un macigno che si abbatterebbe in un bruttissimo momento». A sollevare il tema delle difficoltà di accesso al credito è Lorenzo Reggiani ricordando «le grandi difficoltà, per gli esercenti a ottenere un mutuo». Ma Confcommercio e Confesercenti sono anche consapevoli che «le chiusure di negozi ed esercizi pubblici sono dovute anche a un difficile ricambio generazione e al ritardo culturale con cui i commercianti si avvicinano a internet e alla loro difficoltà ad accettare le sfide dell’e-commerce». —





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