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Il pronto soccorso di Reggio Emilia sfida il Coronavirus: «È stato in Cina, Lombardia, Veneto?»

Evaristo Sparvieri
Il pronto soccorso di Reggio Emilia sfida il Coronavirus: «È stato in Cina, Lombardia, Veneto?»

Le nuove modalità di accesso al Santa Maria Nuova di Reggio, dove è stata allestita la tenda in cui si visitano i casi sospetti

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REGGIO EMILIA. «Ha febbre, tosse o mal di gola? È stata in Cina o è entrata in contatto con persone che sono state in Cina?». E ancora: «È stata in Lombardia o Veneto o siete stati in contatto con persone di Lombardia o Veneto?». Sul tavolino davanti all’ingresso del triage del Santa Maria ci sono guanti usa e getta e mascherine monouso. Sono le stesse precauzioni che, insieme a tute e occhiali protettivi, sono indossate dal personale sanitario che accoglie pazienti e accompagnatori che necessitano delle cure del pronto soccorso, ponendo loro domande che possano contribuire a individuare se ci si trovi o meno di fronte a persone con sintomi riconducibili al Covid-19. È questo tecnicamente il nome della malattia provocata dall’ormai tristemente celebre “nuovo Coronavirus”, il virus che sta seminando panico a livello globale e che da giorni sta gettando anche la nostra provincia in una situazione inedita di emergenza, non solo sanitaria.

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LA TENDA

Sono le 13 circa. E davanti al pronto soccorso non si può fare a meno di notare la grande tenda tirata su in un lampo dalla Protezione Civile: una struttura temporanea, diventata presidio sanitario fondamentale anche dello stesso presidio ospedaliero, allestita per evitare che i rischi di contagio si diffondano non solo fra la popolazione, ma anche fra medici e infermieri, in prima linea sin da subito per contrastare la diffusione del virus.

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LA RIORGANIZZAZIONE

«Una situazione straordinaria ed emergenziale». Così l’ha definita sabato il direttore generale Ausl, Fausto Nicolini, illustrando la drastica riorganizzazione della rete ospedaliera, che ridefinisce le nuove modalità di accesso ai pronto soccorso in vigore da ieri, d’intesa con la Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria: chiusi temporaneamente i pronto soccorso di Correggio e Scandiano, che non presentano caratteristiche logistiche e strutturali adeguate; a Scandiano chiude temporaneamente anche il punto nascite, in modo da rendere disponibili anestesisti per le terapie intensive e la rianimazione, in caso di necessità. I cittadini di Correggio possono rivolgersi al pronto soccorso di Guastalla.

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Quelli di Correggio, invece, al pronto soccorso del Santa Maria, due delle tre strutture ospedaliere – insieme al Franchini di Montecchio – dove sono stati montati i pre-triage. È qui – in queste tende attrezzate ad ambulatorio, con lettino, computer e dotazioni sanitarie e tecnologiche – che di fatto avviene uno dei passaggi fondamentali delle nuove operazioni di pre-filtraggio, dal momento che dentro le tende vengono smistati quanti si presentano con sintomi sospetti, contravvenendo fra l’altro i consigli della stessa Ausl.

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Da giorni, infatti, l’azienda sanitaria ha invitato chiunque abbia febbre o tosse a non presentarsi di persona, ma di telefonare al medico di medicina generale, al pediatra di libera scelta o al servizio di continuità assistenziale, ovvero la guardia medica. In caso di sintomi respiratori importanti, è in campo anche il 118.



MASCHERINE

È ora di pranzo. E al pronto soccorso non c’è ressa. Ma i pazienti non mancano, accolti nel silenzio di ambulanze che entrano ed escono. Arriva un’anziana, accompagnata in auto da due persone più giovani. Le domande si ripetono: «Ha febbre, tosse o mal di gola? È stata in Cina oppure è entrata in contatto con persone che sono state in Cina? È stata in Lombardia o Veneto». Una ragazza che indossa la mascherina ha la febbre. Ma non è detto che abbia contratto un’infezione da Coronavirus. Per lei, l’accesso non dovrebbe transitare attraverso la tenda. C’è anche una bambina, accompagnata dal padre. Ha sette anni e una brutta tosse. Il questionario si ripete ancora. Il padre risponde e il personale sanitario prende nota. Le statistiche dicono che fra i bambini ci sono meno contagi. Un dato confortante, di certo il più confortante, di fronte a un virus che sta mettendo in difficoltà l’intero sistema sanitario nazionale, impegnato su tutti i fronti per uscire da questa lunga e faticosa emergenza globale.

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L'INTERVISTA.  «Nella camera calda, dove arrivano pazienti sia in auto sia in ambulanza, abbiamo sistemato un punto di pre-triage con infermieri addestrati con presidi di protezione che, con una check list in mano, rivolgono a chi arriva brevi domande, inquadrano i problemi e indirizzano i pazienti nei vari percorsi. Coloro che vengono nel pretriage con la febbre sono dotati di mascherine e viene fatto loro un lavaggio alcolico delle mani prima di entrare».

Così la dottoressa Annamaria Ferrari, dirigente del dipartimento di emergenza-urgenza del Santa Maria, spiega i nuovi percorsi allestiti nel pronto soccorso: nuove modalità di accesso valide anche per Guastalla e Montecchio, gli altri due pronto soccorso della provincia in cui sono stati allestiti i pre-triage.

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«C’è il percorso del paziente che potrebbe essere sospetto per infezione da coronavirus: viene visto nella tenda esterna, riscaldata e attrezzata ad ambulatorio. Da lì potrebbe andare in ricovero in malattie infettive, in consulenza o al domicilio. Gli altri percorsi sono interni: se un paziente ha problematiche per le quali si viene normalmente in pronto soccorso, viene introdotto al triage interno. Un altro percorso è quello per pazienti febbrili senza sospetto di coronavirus. In questo caso abbiamo isolato un’area dove il paziente attende insieme ad altri pazienti con la febbre e quindi non sta nella sala d’attesa in mezzo ad altri pazienti».


 

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