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La scuola “a distanza” ci permette di non perdere troppo tempo

Mattia benatti
La scuola “a distanza” ci permette di non perdere troppo tempo

Uno studente 17enne di Guastalla che frequenta il liceo Iess di Reggio racconta come l’Istituto e gli insegnanti hanno fronteggiato la chiusura 

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LA TESTIMONIANZA

Mattia benatti

Come in molte altre situazioni, in queste settimane è stato possibile sperimentare come una realtà che può apparire lontana dalla nostra vita, possa essere più vicina di quanto immaginiamo. Anche per me, un ragazzo di Guastalla di 17 anni che frequenta la quarta del Liceo Iess di Reggio Emilia, le misure di contenimento di Covid-19 hanno modificato la quotidianità.

Incontrollabile euforia: questa è stata la reazione di noi studenti all’apprendere dell’interruzione dell’attività didattica delle scuole, ma una mail dall’istituto ci ha prontamente informati che quello che sembrava essere un assaggio di vacanze sarebbe stata in realtà una settimana di lavoro (quasi) uguale alle altre grazie a uno strumento di cui tutti, studenti e professori, sono dotati: l’iPad.

Fin da lunedì scorso infatti ogni docente ci ha informato che l’attività didattica sarebbe proseguita: tramite video lezioni caricate su una specifica app, la scuola si sarebbe trasferita nell’abitazione di ogni studente.

L’elemento più importante è sicuramente la chiamata FaceTime: ogni docente dà appuntamento agli studenti per un determinato orario, questi hanno l’opportunità di chiedere all’insegnante qualsiasi chiarimento in tempo reale senza dover dipendere da una conversazione via mail.

I primi giorni sono stati vissuti come una prova: tale didattica non era mai stata sperimentata e tutti, in primis noi alunni, ci domandavamo se sarebbe stata efficace.

Dopo cinque giorni di studio a pieno ritmo la risposta è stata unanime: questa “scuola a distanza” ci ha permesso di non perdere un’intera settimana di lavoro, evitando così future problematiche (soprattutto per la quinta, il cui esame di maturità difficilmente sarà posticipato).

Sarà questa la scuola del futuro? Forse l’eccezionalità di questa settimana potrebbe divenire normalità, ma certamente la meravigliosa e misteriosa relazione che si instaura fra alunni e docenti difficilmente si sarebbe creata se il nostro sguardo fosse sempre stato mediato da uno schermo. —





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