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Coronavirus, rubate a Guastalla mascherine e gel all'ospedale di Guastalla

M.P.
Coronavirus, rubate a Guastalla mascherine e gel all'ospedale di Guastalla

All’ospedale si sono verificati furti di materiali sanitari  La struttura si prepara ad affrontare l’emergenza

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GUASTALLA. Il territorio di Guastalla resta tuttora “zona franca”, con zero casi. Tuttavia le misure di prevenzione non mancano. Ma vista la penuria e i prezzi alti di mascherine e gel, all’ospedale di Guastalla ci sono stati furti di questi presidi sanitari. Proprio a Guastalla, inoltre, sono state montate due tende di circa sei metri ciascuna davanti al pronto soccorso dell’ospedale, accanto a una rimessa che ospita alcuni automezzi, un’ambulanza della Croce Rossa con le porte aperte e alcuni dispositivi accesi. Le tende sono di proprietà della Protezione civile e una ventina di volontari le hanno allestite a disposizione dell’Ausl di Reggio Emilia per fronteggiare l’emergenza del coronavirus. . In pratica, prima di entrare nel pronto soccorso, si viene sottoposti agli screening necessari per essere indirizzati verso il percorso sanitario più appropriato. Si tratta di un presidio medico avanzato, una sorta di triage “esterno” che serve per filtrare le persone con sintomatiche sospette e riconducibili al coronavirus, per poi essere smistate all’interno dei servizi ospedalieri di Reggio Emilia.

Ieri pomeriggio, all’interno del pronto soccorso c’erano solo due persone mentre una ragazza ha chiesto informazioni su dove entrare per essere sottoposta a una visita ambulatoriale.

All’interno della guardiola del pronto soccorso era seduta un’infermiera in tuta verde e mascherina alla bocca, come tutti gli altri operatori sanitari, dai medici ai paramedici oltre al personale che si occupa delle pulizie e di disinfettare le maniglie delle porte.

Intorno alle 16 è arrivata un’ambulanza della Croce Rossa nella camera calda del pronto soccorso e subito un soccorritore ha chiesto all’infermiera di misurare la febbre al trasportato. Al presidio medico avanzato arrivano solo quelle persone che possono avere sintomatologie come forte tosse o tipologie di broncopolmoniti che possono essere causate da coronavirus. In questo caso il paziente non entra neppure in ospedale ma viene trasportato al Santa Maria Nuova.

In caso di contagio più lieve, l’ammalato viene trasportato a casa propria dove dovrà restare in quarantena. E se la persona in quarantena non ha a disposizione un luogo idoneo, anche per la presenza di altri soggetti, viene ospitata alla Rems di Reggio Emilia, che ha dieci stanze in alternativa alla quarantena domiciliare. Quasi tutti i più importanti ospedali della Regione, ormai, in questi giorni hanno allestito davanti ai propri presidi di pronto soccorso, una o più tende da destinare a triage esterno allo scopo di formare una barriera al contagio di Coronavirus. Questo perché in caso di contagio grave, l’ammalato dovrà essere ricoverato in terapia intensiva, essere iperventilato, curato con specifici farmaci, anche se un vero e proprio vaccino ancora non è ancora disponibile. E in caso di epidemia i posti letto di terapia intensiva non sono infiniti. —

M.P.

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