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Forniture a singhiozzo dalle filiali in Cina Il virus si abbatte sui trattori della Goldoni

Enrico Lorenzo Tidona
Forniture a singhiozzo dalle filiali in Cina Il virus si abbatte sui trattori della Goldoni

La Fiom: «Problemi con la casa madre cinese, impatto sull’occupazione». Boom di aiuti richiesti dalla metalmeccanica

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REGGIO EMILIA. Non bastavano la difficoltà del mercato. A dare la spallata ai trattori della Goldoni Arbos potrebbe essere il virus giunto dalla Cina. A dirlo ieri sono stati direttamente la Cgil e la Fiom, che bollano nuovamente come «sorprendente ed improvvisa» la decisione della proprietà della storica azienda di trattori di Reggio e Modena, di avviare la procedura di concordato preventivo al tribunale di Modena. Ma la preoccupazione ora è legata anche al blocco delle forniture dalla Cina, che riguarda però un numero crescente di imprese reggiane, come segnalano i dati di Unindustria, con richiesta di coperture da parte dei sindacati.

IL CASO GOLDONI

La crisi alla Goldoni ha già creato in queste ore profonda preoccupazione tra i 240 lavoratori, dipendenti del gruppo - gran parte dei quali residenti a Rio Saliceto - passato 5 anni fa nelle mani della holding di Foton Lovol, il colosso della provincia cinese di Shendong (3,2 miliardi di fatturato) che è il principale costruttore di macchine agricole del gigante asiatico. «Preoccupazione che riguarda anche tutti i lavoratori delle piccole aziende dell’indotto, molte delle quali presenti nel comprensorio reggiano, in sofferenza dall’autunno scorso con un massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali che in alcuni casi stanno terminando». Lo scenario di pesante incertezza sulla tenuta dei livelli occupazionali che si è venuto a creare alla Arbos e nel magazzino di Rio Saliceto aggraverebbe un quadro di per sè già allarmante. Ma il quadro, fa sapere la Fiom di Carpi, è «peggiorato probabilmente anche a causa del blocco della produzione cinese dovuto al Coronavirus: una parte della produzione aziendale avviene infatti nello stabilimento di Migliarina (Modena) e una parte nella casa madre in Cina, dove le macchine vengono costruite per poi essere assemblate a Carpi». Anche la Camera del Lavoro e la Fiom della zona di Correggio seguono quindi con apprensione gli sviluppi della vicenda. «Siamo preoccupati per l’impatto sociale ed economico nell’ipotesi di una sensibile contrazione occupazionale - commentano Carlo Veneroni e Davide Mariotti, rispettivamente della Cgil e della Fiom di Correggio – Crediamo sia necessario ritirare la procedura di concordato, salvaguardando l’occupazione anche nelle aziende dell’indotto e tornare a ragionare in termini di prospettive produttive per una azienda storica e vitale per il territorio delle due province. Così come è necessario e possibile per una multinazionale come questa rafforzare gli investimenti sul territorio per il rilancio dell’impresa».

LE RICHIESTE DI AIUTO

In poco più di due settimane sono giunte all’help desk di Unindustria Reggio qualcosa come 115 richieste di assistenza sul caso Coronavirus da parte delle imprese reggiane, per buona parte legate agli aggiornamenti su ordinanze e provvedimenti (51), seguiti da informazioni sul telelavoro (13) e il trattamento dei lavoratori rientrati dalle zone rosse (11). Domande poste da 86 aziende, 46 delle quali legate alle metalmeccanica, settore più esposto. —

Enrico Lorenzo Tidona

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