La disperazione della Rabitti «Un disastro, viene da piangere»
L’assessore alla Cultura di Reggio commenta gli effetti del decreto «Sia gli operatori pubblici che quelli privati sono in grave crisi»
l’intervento
Un «disastro. Viene da piangere». Così l’assessore alla Cultura del Comune di Reggio Emilia, Annalisa Rabitti, ha riassunto la situazione del comparto cultura.
Oggi riapriranno «tutte le mostre, Musei Civici e Palazzo Magnani, ad ingresso contingentato secondo la normativa – ha proseguito Rabitti – i visitatori saranno contati e il criterio sarà di far entrare circa la metà della capienza totale. Però è bene riaprire, anche per mantenere un minimo di socialità. Credo sia giusto che la cultura resista».
Fermo restando che senza scolaresche l’afflusso sarà più basso. «Rivolgo un appello ai reggiani: appena passerà l’emergenza, riprendete ad affollare i luoghi di cultura come cinema e teatri, che altrimenti rischiano di morire – ha proseguito l’assessore – la cultura pare un settore meno colpito rispetto alla scuola e invece è in estrema sofferenza visto che vive dei biglietti strappati: sia gli operatori pubblici che i privati sono in grave crisi».
Secondo Rabitti «è chiaro che questo stop prolungato mette in ginocchio il turismo e la cultura. Solo per il teatro Valli è una perdita incalcolabile. Figuriamoci per i privati: MaMiMò, Teatro dell’Orsa, Teatro San Prospero, realtà territoriali che già faticavano in precedenza a far quadrare i bilanci. Per carità, è ovvio che la salute ha la precedenza in questo frangente. Però speriamo che il governo faccia qualcosa per sostenere la cultura e soprattutto ci auguriamo che i cittadini ci aiutino tornando a frequentare i luoghi della cultura. Altrimenti sarà un disastro».
L’assessore ha raccontato che anche negli uffici cultura del Comune sono giornate frenetiche, passate a stoppare tutti gli eventi previsti. «Solo per la festa della donna avevamo in programma tre spettacoli al cinema e uno teatrale, due finissage di mostre (alla Ghiara e ai Musei) e diversi incontri. Sto passando il tempo a fermare le iniziative programmate: è un peccato. Forse alcuni appuntamenti saranno recuperati in seguito, cercheremo di far slittare, ma dovremo trovare gli spazi e ricontattare le persone coinvolte. Stiamo veramente navigando a vista». —
Am. P.
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