Non è un caso sospetto l’operaio torna al lavoro
guastalla. Il rischio contagio da coronavirus non c’è e il lavoratore torna in azienda.
È accaduto ieri alla Padana Tubi di Guastalla, che ha riaccolto il dipendente, a casa da quattro giorni e “liberato” dalla Ausl, in applicazione della circolare regionale che stabilisce i criteri da adottare nelle aziende reggiane nel trattamento di “casi sospetti” o di lavoratori che abbiano avuto “contatti stretti” con persone contagiate.
Nulla di tutto questo sarebbe avvenuto – evidentemente – per il dipendente della Padana Tubi in “quarantena” preventiva dal 27 febbraio scorso. «Al lavoratore – spiega il Fulvio Frigeri, capo del personale dell’azienda di Guastalla – non è nemmeno stato fatto il tampone perché non è stato ritenuto contagiato e quindi in grado di contagiare altri».
L’uomo aveva responsabilmente comunicato in azienda di aver avuto, nei giorni precedenti, un contatto con il nipote che sabato scorso si era recato a Milano per una partita di calcio.
Il ragazzo è stato sottoposto a un controllo che non ha dato risultati: né positivi né negativi. E così l’azienda – su consiglio dei medici Ausl – ha applicato quello che fino a una settimana era il protocollo: per prevenzione ha lasciato a casa il lavoratore e con lui i colleghi che lavoravano alla stessa linea, otto persone in totale.
Con le nuove linee-guida gli unici “casi sospetti” sono quelli di individui sintomatici ma che nei 14 giorni precedenti l’insorgenza dei sintomi sono stati in Cina, o nelle cosiddette “zone rosse” o hanno avuto contatti stretti con un malato. —
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