Gap salariale, part time e welfare familiare le sfide del futuro rosa
REGGIO EMILIA. In Emilia Romagna un uomo guadagna, in media, 112 euro al giorno, una donna 82. Il 12% delle donne che lavorava prima di avere un figlio non rientra a lavoro dopo la maternità. I due terzi dei part time involontari sono a carico delle donne.
Dati oggettivi che dimostrano quanto ci sia ancora da fare per raggiungere la “parità” tra i generi. «Nel nostro immaginario la cura della famiglia è a carico delle donne – commenta Elena Strozzi, consigliera provinciale della Cgil – e dunque è più facile che, quando c’è bisogno, sia la donna a rinunciare al proprio lavoro e stare a casa. Anche perché magari rispetto al marito, o al compagno, guadagna meno. Nello stesso tempo le aziende, a parità di competenze, assumono più facilmente gli uomini, che non devono stare a casa in gravidanza o, appunto, per accudire la famiglia. Anche dove c’è una condizione salariale di parità, come nel pubblico, non c’è però una parità di carico di lavoro. E così è più difficile trovare donne in ruoli apicali».
La questione riguarda anche la dimensione domestica, anzi parte proprio da lì. «Noi donne a un certo punto ci siamo convinte che riuscire a fare tutto - lavorare, accudire i figli, gestire la casa - fosse una cosa di cui andare fiere, perché “noi donne siamo capaci di farlo mentre gli uomini no”. Le giovani, però, stanno cambiando e delegano un po’ di più: oggi, infatti, sono anche i giovani padri a chiedere una maggiore conciliazione tra vita privata e lavoro».
Le giovani lavoratrici sono anche più attente a non tollerare molestie: «È una cosa culturale – spiega Strozzi –. Un tempo se una donna si lamentava perché veniva molestata sul luogo di lavoro erano le altre donne, anche quelle della sua famiglia, a dirle: “È normale, è sempre stato così...”. Oggi invece le giovani non lo accettano. Comunque anche da questo punto di vista c’è ancora molto da fare». I dati Istat registrano che la maggior parte delle denunce di molestie o ricatti sessuali sul luogo di lavoro arriva dalle lavoratrici più giovani e istruite. «Bisogna alzare le antenne ogni volta che qualcuno compie un gesto che ci manca di rispetto – conclude Strozzi –. E anche sul luogo di lavoro, come per qualsiasi tipo di violenza, la parola d’ordine è: non voltarsi dall’altra parte quando ci si accorge che qualcuno è vittima di molestie». —
M.R.
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