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Aemilia, l’Appello 

Il rischio-coronavirus fa rinviare di 15 giorni il processo alla Dozza

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BOLOGNA. Dopo due ore è stata rinviata – ieri – la terza udienza dell’Appello di Aemilia contro la ’ndrangheta in corso nell’aula-bunker del carcere della Dozza di Bologna, per l’impossibilità di rispettare le disposizioni per prevenire possibili contagi da coronavirus.

Smaltito il laborioso appello degli imputati e dei legali (fra difensori e parti civili), la decisione dei giudici è giunta dopo che diversi avvocati difensori hanno fatto presente la mancata distanza di sicurezza tra i presenti – circa un centinaio di persone – all’interno dell’aula. Con un’istanza ha rotto il ghiaccio il legale Luca Andrea Brezigar, poi molto esplicito l’avvocato Enrico Della Capanna: «E se poi qualcuno qua si ammala, o se ha già preso il coronavirus e non lo sa?».

Al termine altre sottolineature: «Abbiamo molto apprezzato questa decisione del presidente Alberto Pederiali» dice l’avvocato Ercole Cavarretta (consigliere dell’Ordine di Bologna) presente all’udienza che è stata poi rinviata al 18 marzo.

Prima di entrare in aula, al pubblico e agli avvocati, è stato fatto compilare un modulo, richiesto dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria(Dap), cui si dichiara di non essere stati nei luoghi dove c’è il focolaio del coronavirus, nè di avere sintomi. «Da questo punto di vista – prosegue Cavarretta – anche a nome di altri miei colleghi ho espresso qualche perplessità. Se sono qui è ovvio che penso di non avere il coronavirus. Ho poi fatto presente al presidente della Corte che questa autocertificazione dovrebbero, nel caso, firmarla tutti. Se vale solo per gli avvocati non vorremmo essere considerati, solo noi, come untori». —

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