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il direttore sanitario dell’ausl 

«Oltre dieci i contatti in isolamento per ora si tratta di una precauzione»

Enrico Lorenzo Tidona
«Oltre dieci i contatti in isolamento per ora si tratta di una precauzione»

Cristina Marchesi  ha subito adottato le misure e sta facendo ricostruire i contatti avuti dal paziente infetto con personale e parenti

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REGGIO EMILIA. «Quanto approntato all’ospedale di Montecchio fa parte di un quadro generale di scelte di carattere precauzionale». Cristina Marchesi ha vissuto altre 24 ore di fuoco dopo che un degente dell’ospedale di Montecchio è risultato positivo al Coronovirus e ha portato alla quarantena «di almeno una decina di persone». Dice la direttrice sanitaria dell’Ausl di Reggio: «Il paziente era entrato al Franchini con un problema diverso e in un momento precedente alla messa a punto del check point al triage, avvenuto sabato». La preoccupazione generale – che non viene espressa dalla dirigente – resta il default eventuale di un ospedale in seguito a un contagio diffuso interno. «Nulla faceva presagire un contagio del degente. Poi dopo il ricovero c’è stato un suo peggioramento. È stato trasferito a Reggio Emilia in rianimazione e lì gli è stato fatto il tampone».

Con la rivelazione è scattato il protocollo d’emergenza. E spetta proprio a Marchesi e al suo staff, di volta in volta, decidere rapidamente quali contromisure attivare. Il Franchini di Montecchio ne è uscito menomato. «La priorità è circoscrivere il problema. Tutte le misure messe in atto sono volte a farci fermare un attimo per vedere nel dettaglio cosa è successo e cosa occorre fare. Come le indagini epidemiologiche, effettuate per tutta la notte scorsa per risalire a chi ha avuto contatti con il paziente. E quindi a chi è da mettere in quarantena e chi no».

Ogni contatto diretto, però, viene messo in quarantena: sia contatti interni come medici e sanitari, sia quelli esterni come familiari e conoscenti. «Non so dire quanti sono: si tratta per lo più di persone che hanno fatto attività assistenziale, soprattutto quando non c’era alcun sospetto su questo paziente: cosa hanno fatto, quanto sono rimasti esposti e in che occasione. C’è diverso personale, suddiviso in più turni. Parliamo di operatori sanitari come medici, infermieri, poi tecnici fino agli addetti alle pulizie. Poi scatta anche l’indagine parallela tra i contatti della vita privata. L’indagine e tutti i suoi risvolti non sono materia semplice o che si risolve in un batter d’occhio ma entro oggi (ieri, ndr) sarà ultimata. Poi verrà messo in quarantena chi ci dovrà andare e il tampone verrà fatto solo alla comparsa dei sintomi».

La speranza è che non si avveri il caso peggiore, vale a dire la quarantena per un numero troppo elevato di operatori sanitari, come avvenuto in altri ospedali d’Italia. «Il problema eventuale è la loro sostituzione, ma abbiamo contingenti, integrativi e i recuperi per cessazione da altra attività. Il piano di emergenza ci trova pronti e ogni precauzione è utile. Nonostante le quarantene, pensiamo di avere messo in campo misure sufficienti per ora, ma la situazione cambia di giorno in giorno. Basti pensare che Codogno è scoppiata 11 giorni fa ma ci sembra già un’eternità». Il Franchini potrebbe chiudere? «Per ora no ma in futuro non posso escludere nulla. Vediamo quale sarà l’evoluzione. Adesso non ci sono preoccupazioni tali». —

Enrico Lorenzo Tidona

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