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Pochi infermieri e tanti straordinari in soccorso i tutor dell’università

Ambra Prati
Pochi infermieri e tanti straordinari in soccorso i tutor dell’università

Orienna Malvoni presidente dell’ordine degli infermieri di Reggio traccia un bilancio  sui carichi di lavoro attuali

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REGGIO EMILIA. Mancano gli infermieri, i doppi turni non bastano più. Alla chiamata a raccolta di tutto il personale utile lanciata dall’Ausl, hanno risposto i tutor dell’Università addetti ai check-point (sono coloro che misurano la temperatura corporea nel primo filtro di accesso), mentre sono stati “arruolati” con assunzioni straordinarie gli infermieri che in precedenza lavoravano nel privato. Il problema, spiega Orienna Malvoni, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Reggio Emilia, è che «già si partiva da una carenza infermieristica a livello nazionale», anche a causa dei tagli degli ultimi anni.

Nelle prime settimane di Coronavirus si è fatto ricorso a doppi turni, rinuncia alle ferie e sostituzione dei colleghi in malattia o in quarantena preventiva («non sappiamo quanti sono»).

Con l’impennata del virus, però, anche il superlavoro non è bastato. «Nella provincia reggiana gli infermieri iscritti al nostro albo sono 3.400. Di questi 2.100 sono dipendenti dell’azienda Ausl, gli altri lavorano come liberi professionisti in studi o laboratori, in strutture private, in case di riposo o in cooperative sociali». È questa fetta di infermieri, abitualmente operanti nel privato, che si sta cercando di convogliare negli ospedali pubblici. «Le energie degli infermieri più esperti si stanno concentrando su reparti come la terapia intensiva, che richiede uno schema di presenza elevato: ma è ovvio che se sposti il personale sul fronte più caldo viene a mancare in altri reparti, a cascata. È una catena. Altrettanto ovvio che i rinforzi non possono essere usati in ruoli delicati».

Così sono entrati in servizio i tutor dell’Università. «L’università è chiusa così come la scuola, con la differenza che gli insegnanti non possono essere impiegati altrove. Invece i tutor stanno dando una mano nei ruoli adeguati – ha spiegato Malvoni –. Non si tratta di studenti, questi ultimi non potrebbero: sono infermieri laureati, professionisti stipendiati. Per ora i tutor, una ventina, da lunedì scorso operano all’interno dei sei presidi ospedalieri al controllo in ingresso». Ma la coperta è ancora troppo corta. «Sono state fatte assunzioni straordinarie a tempo determinato da parte dell’Ausl e in diversi si sono resi disponibili – ha proseguito Malvoni –. Mentre stiamo verificando la voce secondo la quale alcuni infermieri in pensione si sarebbero presentati offrendosi come volontari: al momento non abbiamo conferma».

Quel che è certo, ha concluso la presidente dell’Ordine, è che «l’attuale emergenza richiede uno sforzo straordinario. Credo che tutto il personale sanitario, dagli assistenti socio-sanitari agli addetti di radiologia e laboratorio, dai dirigenti ai medici reperibili h24, ci stia dando un esempio importante. Vorrei sottolineare che il sistema sta reggendo: l’augurio corale è che l’emergenza non duri troppo tempo, altrimenti diventerebbe difficile reggere questi ritmi». —

Ambra Prati

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