Un caso di coronavirus, stop alle udienze
Contagiato un volontario di uno sportello del tribunale, scattano nuove misure. Cinque i contatti diretti. Sanificati due uffici
La lunghissima ed estenuante giornata di ieri in tribunale in piena emergenza coronavirus.
La tensione sale di prima mattina perché emerge che c’è un contagiato da coronavirus: un volontario, un pensionato che presta servizio nello sportello dell’amministratore di sostegno, è risultato positivo al tampone del Covid-19. Quattro dipendenti amministrative del tribunale, entrate in contatto con il malato vengono precauzionalmente lasciate a casa. La presidente Cristina Beretti corre ai ripari chiudendo lo sportello e l’ufficio a fianco della volontaria giurisdizione, per poi far sanificare gli ambienti interessati al secondo piano. Il contagiato fa parte del gruppo di volontari dello sportello amministratore di sostegno (un facilitatore nominato dal giudice tutelare per affiancare o sostituire una persona non autosufficiente nelle incombenze burocratiche), una lodevole iniziativa nata nel marzo 2012 dall’impegno del Tribunale, di DarVoce e dal lavoro di cittadini provenienti da tutta la provincia resisi disponibili. Poiché si tratta di un servizio a contatto con il pubblico, l’associazione Nonpiùsoli, per precauzione, ha deciso di sospendere l’attività e ha chiuso lo sportello il 24 febbraio. Quell’ultimo giorno di attività il pensionato si è recato in tribunale per sistemare gli incartamenti, rimanendo poche ore. Una volta a casa ha accusato un malore, è stato ricoverato e in ospedale è stata accertata la positività. Le sue condizioni sono buone, tanto che a breve potrebbe essere dimesso dal reparto Infettivi. Sono cinque le persone con le quali il malato avrebbe avuto contatti diretti.
«Ho saputo dell’accaduto dalla chat del gruppo – racconta una volontaria che vuole rimanere anonima – Io sto bene e non sono affatto preoccupata, anche perché rispettando i turni non mi reco in tribunale dal 20 febbraio. Da sottolineare che lo sportello è chiuso da tredici giorni, quasi il tempo di incubazione: ne è passato di tempo e non risultano altri malesseri. Non ci hanno fatto il tampone, ci hanno solo raccomandato di restare isolati. Tra l’altro è possibile che il volontario malato non sia stato contagiato in tribunale bensì altrove».
«L’Ausl è stata attivata per i controlli ma queste persone stanno tutte benissimo», dice la presidente del tribunale che nel pomeriggio poi partecipa al summit con i rappresentanti di Prefettura, Ausl e Ordine degli avvocati.
Una riunione da cui esce la decisione di far rientrare già oggi al lavoro le quattro impiegate in quanto sono trascorsi una decina di giorni dal contatto con il volontario (con capacità di contagio bassissima come rilevato in ospedale) e non presentano sintomi.
Nel frattempo però il numero uno del tribunale ha già preso altre decisioni: sino al 14 marzo verranno rinviate le udienze civili e penali ma con qualche eccezione (ad esempio si faranno i procedimenti con detenuti o le convalide d’arresto) e verrà ulteriormente contenuto l’accesso al palazzo di giustizia. Limitazioni all’afflusso applicate anche dal procuratore Marco Mescolini nell’ala della Procura: massimo di 4 persone alla volta in ascensore (sono due), stesso numero alla volta per i piani quinto e sesto dove lavorano i pm, una persona alla volta nell’ufficio del casellario, al piano terra smistamento degli utenti da parte del servizio di vigilanza. —
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