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Commercio a picco: resistono le pizzerie

Massarini: «Calo delle prenotazioni in questi giorni dal 50 all'80%. Il cibo d’asporto tiene, la gente ora mangia a casa»

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REGGIO EMILIA. Sono pesantissime le conseguenze dell’emergenza da Covid-19 sulle attività economiche della provincia di Reggio Emilia, monitorate con cadenza settimanale (con le sue strutture dall’Appennino alla Bassa) da Confcommercio.

Il presidente Davide Massarini suona la campana da giorni. Ma a pochi mesi dall’inizio del suo mandato si è trovato a dover gestire uno tsunami che rischia di abbattere anche gli associati più solidi del Reggiano.

A pagare il prezzo più alto sono i ristoranti, con un calo delle prenotazioni in questi giorni dal 50 all’80%. Si riducono un po’ meno gli affari delle pizzerie anche perché, spiega Massarini, «alcune sono da asporto e in questi giorni si tende a consumare più pasti in casa e c’è meno gente in giro». Il calo dei clienti si attesta per queste attività dal 20 al 30%, con numeri «comunque importanti da sostenere». Per quanto riguarda i bar, alcune «mosche bianche» continuano a lavorare con la clientela dei ragazzi rimasti a casa da scuola, ma si tratta di «eccezioni rare».

Per gli altri esercizi il volume di affari si è ridotto dal 20 al 40% (percentuali che salgono dal 50 all’80%, nel caso di locali che si trovano vicino alle scuole). I mini market e gli alimentari di vicinato, dopo le anomale impennate della scorsa settimana, oggi vedono un calo dal 20 al 30% della vendita dei prodotti.

Le situazioni più critiche, come annunciato nei giorni scorsi, si registrano infine nel comparto alberghiero e in quello della vendita al dettaglio. Le strutture ricettive, soprattutto in montagna, hanno subito disdette delle prenotazioni per il periodo estivo anche da parte di stranieri fino al 90%, se non proprio del totale. Il commercio al dettaglio nell’ultima settimana ha visto ulteriori cali dal 50 all’80% con una riduzione delle vendite nei mercati passata dal 70% anche al 95%.

In sostanza, commenta Massarini, «lo scenario del 2020 è molto complicato, ma non solo nel primo semestre. Penso che il problema lo avremo anche nel secondo, quando i rallentamenti delle produzioni e dei trasporti asiatici comporterà tra l’altro la mancanza di merci e materiali».

A giudizio del presidente di Confcommercio «c’è un’onda lunga che ancora non abbiamo capito, ma resta grave e i settori della ristorazione, dell’alberghiero e dei bar, che prima stavano tenendo e in alcuni casi incrementando, ora rappresentano un grande pezzo di economia che è in difficoltà». Per questo motivo, si chiede la sospensione dei mutui, altre agevolazioni fiscali per i commercianti e indennità una tantum ai lavoratori autonomi costretti a sospendere o ridurre l’attività per effetto dell’emergenza epidemiologica. —

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