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Ecco come Paolo Bellini ottenne la falsa identità di Roberto Da Silva

Evaristo Sparvieri
Ecco come Paolo Bellini ottenne la falsa identità di Roberto Da Silva

Il carteggio riservato dei servizi brasiliani nell’Archivio del Paese sudamericano Tutto ruota attorno alla misteriosa azienda Editoras Reunidas Manzon Ltda

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Chi è Bruno Orsi, alias Ugo Mistura? E qual è stato effettivamente il ruolo dell’azienda Editoras Reunidas Manzon Ltda? E chi sono Vitòrio e Julio? Sono alcuni misteri che la Primula Nera reggiana di Avanguardia nazionale, Paolo Bellini, al quale l’11 febbraio è arrivato dalla Procura generale di Bologna l’avviso di fine indagini nell’inchiesta sui mandanti per la strage in stazione del 2 agosto 1980, porta con sé dai tempi della latitanza in Brasile, dove trovò riparo con il falso nome di Roberto Da Silva in seguito al tentato omicidio di uno spasimante della sorella, per il quale venne poi condannato il 2 agosto 1981.

LA ROTTA DEL SUDAMERICA

Sono gli anni in cui molti esponenti dell’estremismo nero trovano riparo in America Latina, i cui Paesi sono governati da sanguinarie dittature. Bellini risulta arrivato a Rio de Janeiro una prima volta nel giugno del 1976. Come ha raccontato la stessa Primula Nera nel processo sulla Trattativa Stato-Mafia sulle opere d’arte, ottiene un passaporto grazie all’appoggio di una sezione di Avanguardia Nazionale. E in Brasile ottiene un documento vero, mantenendo generalità false.

Il RACCONTO

«Avevo assunto un’identità brasiliana, avuta sempre con l’inganno – spiega Bellini nel 2014 durante la deposizione come testimone nel processo sulla Trattativa – nel senso che in Brasile c’era una legge che permetteva se presentavi due testimoni, i quali garantivano che tu eri nato in quel posto, quel giorno, da Tizio e Caio, e ti veniva rilasciato un certificato di nascita. Da quello è stato facile avere poi tutti i documenti, compreso il passaporto e compresa la visita riservista militare, poiché senza di quella non si poteva accedere al passaporto. Quella visita, mi ricordo, la feci in un distretto militare di Rio de Janeiro, essendo stato presentato da uno di quei due testimoni che mi avevano garantito l’identità, la nascita come sordomuto, avevo acquisito un certificato dell’Istituto nazionale di sordomuti, sempre elargendo dinero, e fu facile ottenere tutti i documenti, compreso il passaporto. Nessun appoggio né politico né di altro, se non aggrapparsi a una legge di allora».

LE IMPRONTE

Attraverso la comparazione delle impronte digitali rilasciate da Bellini durante il servizio militare, la reale identità della Primula Nera è stata scoperta il 13 gennaio 1982 in carcere, dopo essere stato arrestato nel 1981 proprio con il nome di Da Silva, implicato in furti di mobili antichi. Lo stesso giorno, Bellini è stato trasferito al carcere di Firenze. Un racconto che ora è possibile ricostruire nel dettaglio, alla luce di documenti reperiti dalla Gazzetta nell’Archivio di Stato del Brasile, dove è presente uno scambio diplomatico firmato dall’allora ambasciatore brasiliano in Italia, Mario Gibson Barbosa, per scoprire la reale identità di Roberto Da Silva: una richiesta partita dallo studio legale di Ennio Amodio, all’epoca difensore di Bellini, e dal procuratore della Repubblica di Reggio Emilia, Giancarlo Tarquini. Interpellato recentemente da L’Espresso, il professor Amodio ricorda che Da Silva gli fu segnalato da un grande avvocato di Roma, a sua volta contattato da un amico di famiglia.

I DOCUMENTI

Una corrispondenza avvenuta fra febbraio e giugno 1982, nella quale l’ambasciatore scrive alla segreteria di Stato brasiliana per ottenere «chiarimenti sull’identità del cittadino brasiliano Roberto da Silva a fini di prova nell’ambito dell’indagine penale», specificando in una comunicazione riservata datata 16 marzo 1982 che si tratta di un «cittadino arrestato a Modena, sospettato di falsa identità e attività terroristiche». È con questo scambio che Tarquini sottolinea la necessità di accertare le impronte digitali di Da Silva in un periodo precedente al 1976, compiendo uno dei passi necessari per rivelare la vera identità della Primula Nera.

L’INTELLIGENCE

Una falsa identità su cui si concentrarono anche le attenzioni dell’intelligence militare brasiliana, ovvero il Servizio nazionale di informazioni, che proprio alla figura di Roberto Da Silva dedicò nel 1982 un fascicolo dettagliato di 18 pagine, secondo il quale Bellini sarebbe arrivato a Rio de Janeiro nel giugno 1976. Un’informativa “confidenziale”, nella quale si legge che nel giugno del ’76 arrivò a Rio l’italiano Paolo o Lamberto Bellini, seguito giorni dopo da due connazionali «Vitòrio e Julio o Juan Carlo».

GLI INCONTRI

Il gruppo inizia a incontrarsi «presso l’azienda, ora in bancarotta, Editoras reunidas manzon Ltda, dove hanno lavorato, tra le altre persone, anche l’italiano Bruno Orsi e le brasiliane Sueli Leis Brasil Simões e Angela Maria da Silva Rangel».

Sempre nel documento, si legge che su richiesta di Bruno Orsi, nel novembre del 1976 le due donne sono state le testimoni attraverso le quali Bellini ha ottenuto i nuovi documenti diventando Da Silva, testimoniando nel gennaio 1977 anche in un altro processo attraverso il quale Vitòrio sarebbe diventato Vitòrio Ribeiro. Figure sulle quali in Italia si hanno poche informazioni. E sulle quali nelle carte brasiliane si hanno sommarie ricostruzioni: Bruno Orsi, noto anche come Ugo Mistura, è arrivato in Brasile il 9 ottobre del 1973. A suo carico c’era un processo per permanenza illegale nel Paese.

In una dichiarazione resa il 3 febbraio 1982, Angela Maria da Silva Rangel, confessa di aver commesso l’illecito e aggiunge che «un amico militare» della Sueli avrebbe facilitato la regolarizzazione di Bellini per quanto riguarda il servizio militare». Quest’ultima, invece, afferma che Bellini–Da Silva si trovava in Brasile nel 1979. Nel documento dei servizi brasiliani, sono menzionati anche altri nomi, come quello di Guido Bellini, (fratello di Paolo, rimasto meno di un mese nel Paese), e quelli di Gino e Orlando Orfei, indicati come proprietari di un Tivoli Park. —





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