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Gli educatori delle coop «Debelliamo il virus e la nostra precarietà»

Gli educatori delle coop «Debelliamo il virus e la nostra precarietà»

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REGGIO EMILIA. Non accenna a placarsi la polemica dei lavoratori precari durante i periodi di chiusura delle attività a causa del Coronavirus, che nei giorni scorsi hanno protestato anche davanti alla sede della Regione. Una mobilitazione alla quale hanno aderito anche gli attivisti del laboratorio Aq16 e di Casa Cantoniera di Reggio, al fianco degli educatori delle cooperative, precari e ciclofattorini, invocando tutele. Circa settanta i manifestanti che hanno “sfidato” il divieto di assembramento aderendo al presidio promosso da Adl Cobas, Tpo, Labas, Casa Madiba Network Rimini, con tanto di mascherine fornite dagli organizzatori e in generale con l’attenzione di stare “a distanza” gli uni dagli altri per evitare contatti troppo ravvicinati.

In particolare, sotto i riflettori sono gli educatori scolastici delle cooperative: la situazione di questi giorni si somma infatti al quadro generale della precarietà dei dipendenti. «Siamo qua per chiedere il pagamento dei nostri stipendi per le ore non svolte durante la chiusura delle scuole – ha spiegato Laura, educatrice scolastica – a oggi non abbiamo nessuna certezza su come verranno pagate queste ore. Si parla di recupero, ma nel nostro servizio è impossibile recuperare le ore, perché abbiamo orari fissi e lavoriamo fino a 37 ore settimanali. Prendiamo anche stipendi molto bassi e chiediamo che vengano riconosciute queste ore, come avviene per gli insegnanti e i dirigenti scolastici. Non vogliamo essere lavoratori di serie B».

L’appello lanciato è doppio: «Debelliamo il Coronavirus, ma debelliamo anche il virus degli appalti e della precarietà». Alcuni consiglieri regionali hanno ricevuto una delegazione dei manifestanti: Marcella Zappaterra (Pd), Igor Taruffi (coraggiosa) e Silvia Piccinini (M5s).

Un tema sul quale ieri è intervenuta anche Legacoopsociali: «Monitoriamo tutto in tempo reale: al momento abbiamo 6.000 lavoratori a casa. Metà sono educatori dei nidi, metà impiegati nei servizi scolastici, pre, post e sostegno. Considerato che il loro stipendio ammonta a 2.400 euro al mese – e dunque 800 a settimana – stiamo parlando di una perdita di quasi 5 milioni di euro ogni settimana di attività scolastiche sospese», afferma Alberto Alberani, presidente di Legacoopsociali. «Sono numeri molto importanti, di fronte ai quali, però, registro anche un dato positivo: l’unità di intenti di istituzioni, sindacati e forze imprenditoriali. Siamo tutti impegnati per costruire una direttiva regionale in relazione ai decreti governativi». —

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