Gazzetta di Reggio

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«Il Coronavirus ha fatto saltare lo sciopero ma non ci impedirà di continuare a lottare»

Martina Riccò

Carla Ruffini, attivista di “Non una di meno”, in vista dell’8 Marzo: «Saremo comunque presenti in piazza» 

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l’intervista

Martina Riccò

«Davanti alla violenza di genere non faremo un passo indietro». Neanche oggi, neanche ai “tempi del Coronavirus”. A dirlo è Carla Ruffini, attivista di “Non una di meno”. Il Covid-19 ha fatto saltare lo sciopero femminista del 9 marzo prossimo, convocato dai sindacati di base su indicazione del movimento, «ma non fermerà la lotta».

Il Coronavirus ha messo la mascherina a tutto? O qualche iniziativa si è salvata?

«Abbiamo annullato il corteo e le manifestazioni che avrebbero richiamato tante persone, ma a breve avremo un incontro in questura per chiedere di poter mantenere le iniziative più simboliche, modificandole per rispettare i decreti del presidente del Consiglio e le misure restrittive che sono state imposte per l’emergenza Coronavirus».

Cosa avete in mente?

«L’8 marzo vorremmo mantenere il flash mob itinerante nelle piazze della città e anche il concerto-lettura previsto al pomeriggio, magari spostandolo dal Catomes Tôt al Parco Cervi. Il 9, invece, vorremmo confermare il flash mob di mezzogiorno alla Gabella e anche il monologo e il corteo simbolico che sarebbero nel pomeriggio. Stiamo ovviamente pensando a come mantenere questi appuntamenti rispettando le norme di sicurezza. Non potremo praticare lo sciopero dal lavoro salariato, ma sperimenteremo altre pratiche e linguaggi, e moltiplicheremo le occasioni di lotta, mettendo in campo tutta la nostra creatività e partecipando alla grande mobilitazione internazionale che ancora una volta, per il quarto anno consecutivo, attraverserà il mondo intero».

Perché è così importante non farsi fermare dal Coronavirus?

«Da quattro anni a questa parte l’8 Marzo ha cambiato significato: non è più una celebrazione ma un’occasione di lotta. E le nostre battaglie non si fermeranno certo perché c’è il Coronavirus, anzi. Dobbiamo continuare a batterci per sconfiggere la violenza patriarcale, le aggressioni sessiste e ogni forma di discriminazione. Insieme a Nondasola crediamo sia importantissimo essere presenti in piazza, nei luoghi pubblici, per dimostrare questa nostra volontà, per dare continuità a quanto fatto in questi anni e anche per essere punto di riferimento per le donne vittime di violenza. Anche per questo abbiamo cambiato il nostro slogan in “L’8 tutti i giorni”».

Il Coronavirus, d’altra parte, funge anche da lente per osservare con più nitidezza cosa accade alle donne in Italia.

«Purtroppo sì. Chi lavora, in particolare le donne, sta pagando il prezzo più alto di questa crisi. Alcune perché precarie, pensiamo alle educatrici delle cooperative per esempio, o le lavoratrici in appalti privati e anche pubblici: nelle Regioni dove le ordinanze hanno imposto la chiusura delle scuole, migliaia di lavoratrici hanno perso il salario o ricevuto salari ridotti. Altre perché dipendenti di aziende che stanno minacciando il ricorso a cassa integrazione e licenziamenti, altre ancora perché lavoratrici autonome senza possibilità di indennizzo. Tante perché sono rimaste a casa con i bambini o le persone anziane o malate, dovendo così affrontare un aumento del carico di lavoro di cura e domestico».

Senza considerare che una vita più “isolata” potrebbe esasperare le situazioni di violenza domestica.

«La violenza, soprattutto quella domestica, si nutre di solitudine e isolamento. Ecco perché noi invitiamo, ovviamente per quello che si può, ricordandosi sempre di rispettare le norme di sicurezza che questa emergenza sanitaria ci impone, a non trascurare la socialità e, nel caso in cui ci si dovesse trovare ad affrontare situazioni difficili, rivolgersi a realtà come “Non una di meno” o “Nondasola”. Nessuna deve sentirsi sola, noi ci siamo».

Allora tutte pronte per l’8 Marzo...

«Prontissime, porteremo avanti le nostre battaglie. Vogliamo parità salariale e un salario minimo europeo. Vogliamo un welfare inclusivo e universale che non discrimini, vogliamo più soldi per i Centri anti violenza e i consultori laici. Vogliamo l’abrogazione dei decreti sicurezza, un permesso di soggiorno europeo e la cittadinanza a chi nasce e cresce in Italia. Vogliamo effettivo diritto alla salute e servizi per tutte e non vogliamo che siano le donne a pagare il prezzo dell’emergenza». —



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