Lezioni online con la piattaforma ideata dall’università di Reggio
REGGIO EMILIA. «Un modo per essere già in linea con la nuova strategia della Commissione Europea e per tutelare adeguatamente i dati dei minori: è l’utilizzo per la didattica a distanza di piattaforme come quelle universitarie che possono garantire alle scuole di ogni ordine e grado di organizzare le lezioni online in tutta sicurezza e semplicità. E che offrono maggiori garanzie rispetto alle piattaforme private che vanno per la maggiore. A Modena e Reggio Emilia ci sono scuole che già stanno andando in questa direzione». Così la senatrice M5s Maria Laura Mantovani in merito all’attività di riorganizzazione delle didattica che le scuole si trovano a fronteggiare in questo periodo di stop per l’emergenza coronavirus.
«Sì, l’università di Modena e Reggio Emilia ha messo a disposizione la propria piattaforma per creare aule virtuali con cui gli insegnanti possono riprodurre la vita comunitaria di classe e le normali attività in aula, con videoconferenze e lezioni per gli studenti» spiega il professor Tommaso Minerva, docente di statistica al Dipartimento di educazione e scienze umane di Unimore.
«Il liceo Canossa di Reggio Emilia è già partito. La settimana scorsa hanno organizzato un collegio docenti virtuale e sono partiti con le lezioni alle classi. Altre tre scuole di Carpi stanno facendo le prime prove e mi auguro che partano. Come Università siamo molto attenti alla sicurezza e alla gestione dei dati. Il servizio che abbiamo messo a disposizione di alcune scuole – ovviamente gratuitamente – fornisce le più ampie garanzie in tal senso».
«Siamo partiti con le classi quinte per ora – spiega Daniele Cottafavi, dirigente scolastico del liceo Canossa – e ci stiamo organizzando per ampliare la modalità anche ad altre classi».
«Si tratta – aggiunge la senatrice Mantovani – di una forma di collaborazione e sinergia che potrebbe rivelarsi molto produttiva a livello territoriale, una collaborazione tra università e scuole del territorio senza precedenti. Inoltre parlando di innovazione dobbiamo tenere conto che per quanto riguarda le competenze digitali la scuola italiana è 26esima in Europa, quindi veramente in una posizione di retroguardia. L’occasione del Covid-19 è un ottimo propulsore, ma non dobbiamo partire con il piede sbagliato». Secondo la senatrice, «le piattaforme fintamente gratuite messe a disposizione dai Gafam, potrebbero utilizzare i dati degli studenti come base per algoritmi predittivi per avvantaggiare ulteriormente i colossi extraeuropei. Invece l’utilizzo delle piattaforme universitarie, oltre ad offrire garanzie di tutela dei dati, permetterebbe di mantenere la sovranità digitale europea e ci metterebbe nella condizione come sistema Paese di recuperare credibilità verso i partner europei e portare valore aggiunto al sistema della formazione». Per Mantovani, «i soggetti pubblici, come per esempio le università, possono appunto mettere a disposizione le proprie piattaforme e le competenze acquisite, permettendo ai docenti delle scuole di essere immediatamente operativi per effettuare la didattica a distanza, nel pieno rispetto delle garanzie di tutela che la scuola deve mettere in opera». —
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