Meccanica reggiana a rischio recessione «Serve un antidoto contro queste crisi»
Nell’ultimo trimestre volumi a -3,1% e fatturato -7,8% Bordoni: «Ora ci si mette l’epidemia, produzioni a rischio»
REGGIO EMILIA. A Reggio Emilia nell’ultimo trimestre 2019 la produzione delle imprese meccaniche è calata del 3,1%. Fatto che si riverbera sulla dinamica del fatturato: -7,8%. Sulla performance ha influito il forte calo della domanda interna accompagnato da un rallentamento del commercio mondiale. Anche la dinamica del portafoglio ordini è negativa. A dirlo il Gruppo Metalmeccanico di Unindustria Reggio Emilia - che rappresenta 410 aziende per un totale di circa 27.000 addetti – con l’iniziativa nazionale di Federmeccanica “I giorni della metalmeccanica”. Sulla performance ha influito il forte calo della domanda interna accompagnato da un rallentamento del commercio mondiale. Anche i risultati dell’indagine condotta presso un campione di imprese metalmeccaniche reggiane confermano quindi il proseguimento della fase di contrazione dell’attività produttiva i cui primi segnali erano emersi nel trimestre precedente. Dati che ancora non incorporano gli effetti delle misure di contenimento della diffusione del coronavirus.
L’indagine è stata condotta presso le imprese metalmeccaniche prima della diffusione dell’epidemia da coronavirus. «Questa indagine congiunturale – precisa Sandro Bordoni, presidente del gruppo metalmeccanico di Unindustria Reggio Emilia – cade in un momento estremamente critico per l’economia italiana. L’effetto Coronavirus a livello globale si inserisce in un quadro già di forte rallentamento dell’economia mondiale determinato tra l’altro dalle tensioni geo politiche in Medio Oriente e da una Brexit che sappiamo ci sarà ma non come sarà. A ciò si potrebbero aggiungere la crisi strutturale del mercato auto tedesco ed il potenziale rischio di dazi dagli Stati Uniti verso produttori europei di automobili. Una situazione che si ripercuote soprattutto su settori come il nostro a forte vocazione esportatrice. L’emergenza della diffusione del coronavirus è scattata dunque in un momento di debolezza congiunturale e sta avendo importanti ripercussioni anche sul nostro territorio. Il rischio sanitario è sicuramente la priorità».
Ma il risvolto economico non può essere secondario: «Il comportamento delle aziende, in collaborazione con le organizzazioni sindacali, fin dalle prime ore è stato di grande responsabilità, cautela e serietà, con un’attenzione principale nei confronti della prevenzione e tutela della salute dei lavoratori, volta a evitare il diffondersi di inutili allarmismi e contribuendo a dare una corretta informazione. Si continuerà a monitorare da vicino la situazione e a far sì che tutte le azioni future siano improntate all’insegna della globale tutela delle aziende e dei loro collaboratori. Si rivela oggi sempre più necessario adottare misure adeguate a fronteggiare l'impatto economico dell’epidemia, a partire dal mantenimento della continuità produttiva, garantendo continuità nei flussi di approvvigionamento e di distribuzione, fino a interventi specifici sulle dinamiche occupazionali, sugli ammortizzatori sociali e sulla liquidità delle imprese. Serve poi un piano straordinario per sostenere le imprese italiane e rilanciare nel mondo il made in Italy, già duramente colpito dai dazi americani, dalla frenata dei consumi in Cina e dai limiti imposti al trasporto di persone e merci, che stanno impattando pesantemente sul commercio internazionale. Alle conseguenze produttive ed economiche immediate date dal blocco di attività dirette e indirette per gestire l’emergenza si aggiunge un grave danno di immagine per l’Italia e le sue imprese. Alcuni paesi esteri stanno infatti bloccando i flussi di prodotti, cancellano incontri con commerciali o chiedono improbabili certificazioni virus-free. Per questo le azioni devono essere immediate ed efficaci». —
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