Coronavirus, presidi e docenti reggiani fra incognite e tecnologie
Skype, Google Suite for Education e bacheche online per l’attività didattica Tutti a studiare il decreto del governo per capire come salvare l’anno scolastico
REGGIO EMILIA. Tutto il personale presente a scuola, con i presidi costretti a riunioni su riunioni per rincorrere l’ultimo decreto ministeriale, aggiornare i siti e sovrintendere a lezioni a distanza. Dopo che l’obbligo di frequenza di 200 giorni per la validità dell’anno scolastico è stato abbassato, l’incognita è una: quando si tornerà sui banchi, sarà possibile una variazione del calendario scolastico, come vacanze di Pasqua accorciate o un prolungamento a giugno? Sulla previsione i presidi si dividono. «Per Pasqua è possibile – spiega Sonia Ruozzi, preside delle superiori Bus Pascal – ma è un’opinione personale, ci vorrebbe la palla di cristallo. Quel che è certo è che quando si tornerà sui banchi, se mai ci torneremo, ci sarà un aggravio di recupero: si dovrà comprimere e concentrare al massimo. Sarà una fine dell’anno particolarmente impegnativa per tutti».
«A oggi non abbiamo ricevuto comunicazioni – afferma Mariangela Fontanesi, alla guida dell’istituto comprensivo Don Dossetti di Cavriago e dell’istituto Gualtieri-Boretto – Non credo sia ipotizzabile procrastinare la chiusura di giugno. Ci sono attività inderogabili: c’è l’esame di terza da finire entro il 30. Si arriva sempre al limite, i comitati di valutazione per docenti neoassunti e tanto altro».
PRESENTI
Intanto l’urgenza è riorganizzare in corsa la macchina scolastica. Finora la chiusura è stata totale: solo i dirigenti presidiavano gli istituti. Da ieri invece, spiega Ruozzi, «come dispone l’ultimo decreto l’intero personale è presente. E sarà così fino al 15 marzo». Tutti tranne i docenti, che «hanno l’accesso regolamentato: per la maggior parte svolgono le attività da casa, ma alcuni vengono qui per usare i laboratori o per assistenza tecnica». Sui diversi aspetti organizzativi, aggiunge Paola Campo, preside dell’istituto comprensivo Don Borghi di Rivalta nonché reggente alla Filippo Re («i miei allievi vanno dai 3 anni ai 30 anni dei corsi serali della Filippo Re»): «Siamo in fase di studio del decreto: stiamo organizzando riunioni tra presidi unificando le giunte di rete, primo e secondo ciclo, perché le criticità sono comuni, solo la didattica sarà diversa». Tra i problemi pratici, la sospensione dei corsi di recupero e di approfondimento pomeridiani alle medie di Cavriago, mentre alle elementari Collodi di Sant’Ilario, poiché parecchi bimbi hanno lasciato i libri sotto al banco, sono stati istituiti giorni e fasce orarie in cui i rappresentanti di classe potranno recuperarli.
TECNOLOGIA
La parola d’ordine è sfruttare la tecnologia: mail, piattaforme web, alle video lezioni. E qui, in mancanza di precedenti, la fantasia degli insegnanti è al potere: c’è chi fa videoconferenze sulle sale del livewebinar “ariospalla” (liceo Ariosto-Spallanzani), chi fa ricorso a Google Suite for Education o fa lezione via Skype (alle medie di Gualtieri), chi ha allestito una “repository”, ovvero bacheche online dove le famiglie possono trovare materiale per le attività domestiche (Cavriago). Ma anche la tecnologia ha le sue spine.
«Le lezioni a distanza sono incrementate – dichiara Ruozzi del Bus Pascal – Per quanto possibile: è chiaro che c’è un rallentamento, anche se sono stati iniziati argomenti nuovi non è come l’attività in presenza». A essere penalizzati saranno «i più piccoli, come le prime classi, e i ragazzi che già dovevano recuperare voti bassi. Per questi ultimi in fase di scrutinii non se ne potrà non tenere conto».
Per la preside Campo «come scuola, al pari dei genitori, sappiamo cosa vuol dire aver interrotto il rapporto con gli allievi. Abbiamo presente cosa significherà riprendere con i più piccoli, che dovranno ri-ambientarsi»”. Sull’informatica, evidenzia Fontanesi, «non tutti sono attrezzati in modo adeguato, ma stiamo rispondendo alle esigenze. Ma a farne le spese è la relazione e la socialità: la stanno perdendo i bambini e la stiamo perdendo pure noi adulti. Speriamo finisca presto». —
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