Coronavirus, via ai controlli con il termoscanner al tribunale di Reggio Emilia
Presto le guardie giurate misureranno all’ingresso la temperatura corporea Rimane chiuso ancora per una settimana lo sportello dove operava il contagiato
REGGIO EMILIA. Si è rimesso in moto ieri il nostro palazzo di giustizia dopo le tensioni – con relativi provvedimenti, anche sanitari – coincise con il caso di coronavirus che ha coinvolto un volontario impegnato nello sportello dell’amministratore di sostegno.
E per monitorare in modo ancora più stringente l’accesso, il tribunale si è dotato di un termoscanner per misurare la temperatura corporea: nel giro di alcuni giorni le guardie giurate addette all’ingresso procederanno a misurare elettronicamente agli utenti la temperatura con questo metodo non invasivo che non richiede la presenza di personale sanitario. Una misura preventiva e di contenimento del coronavirus che si associa ai già attivati controlli da parte dei vigilantes che da giorni controllano i documenti di chi vuole entrare in tribunale, per eventualmente bloccare chi proviene dalle zone rosse ad alto contagio.
Al secondo piano resta chiuso lo sportello – gestito dall’associazione DarVoce – dove si è materializzato il caso del pensionato risultato positivo al tampone del Covid-19. Questo servizio rimarrà fermo (lo è dal 24 febbraio) anche la prossima settimana. Come previsto sono rientrate ieri al lavoro le quattro impiegate della cancelleria della volontaria giurisdizione, in quanto sono trascorsi una decina dal contatto con il volontario (con capacità di contagio bassissima come rilevato in ospedale) e non presentano sintomi. Questo ufficio si trova a fianco dello sportello dell’amministratore di sostegno: entrambi gli ambienti sono stati sanificati mercoledì, una volta che è emerso il caso di contagio. Dopo due giorni di stop precauzionale, da oggi riprenderanno la loro preziosa attività negli uffici giudiziari anche i 23 volontari che fanno capo all’Auser.
Relativamente alle udienze civili e penali, come deciso dal presidente del tribunale – Cristina Beretti – da ieri massiccio rinvio dei processi e così si procederà sino al 14 marzo. Relativamente al versante penale, i rinvii sono stati definiti in udienza – con imputati e testimoni lasciati prudentemente fuori dall’aula, cioè nei corridoi – e hanno riguardato tutte le cause in calendario. Fra l’altro gli avvocati penalisti si sono organizzati – in atto una sinergia fra Camera Penale e Ordine – e cinque legali si sono volontariamente resi disponibili a rappresentare i colleghi in udienza e poi trasmettere le date di rinvio ai professionisti coinvolti.
In ambito civilistico i rinvii vengono comunicati tramite mail o con cartelli nelle aule processuali, ma vi sono delle eccezioni: rimangono confermate le cause relative a procedimenti cautelari, ai procedimenti di interdizione, di inabilitazione, ai procedimenti di convalida del trattamento sanitario obbligatorio, ai procedimenti per l’adozione di ordini di protezione contro gli abusi familiari e le cause rispetto alle quali la ritardata trattazione potrebbe produrre gravi pregiudizi alle parti.
Penalmente sono esclusi dai rinvii i procedimenti attinenti alle convalide di arresto e di fermo, le convalide d’espulsione davanti al giudice di pace, i procedimenti nei confronti di persone detenute o internate o in stato di custodia cautelare, le procedure di competenza del Riesame e tutti i procedimenti che presentino carattere di urgenza che sarà valutato in concreto dal giudice. —
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