Coronavirus, dalla Fonderia continua l’energia: in streaming le prove e gli spettacoli
L’iniziativa del direttore di Aterballetto, Gigi Cristoforetti: «Così il pubblico per noi continuerà a restare centrale»
REGGIO EMILIA. Alda Merini pensa che nelle difficoltà ci si possa sentire più uniti e vicini che nella gioia. Ma in una “pestilenza”, durante la quale ci si guarda un po’ sospettosi, e si cerca di materializzare l’ormai celebre metro-e-ottantadue di sicurezza? Verrebbe da chiedersi se almeno il mondo della cultura sappia esprimere questa missione fondamentale: dare vita ad una saldatura ideale intorno a qualche valore.
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E soprattutto se quel piccolo mondo viva davvero quest’occasione per esprimere un pensiero e un comportamento più forte della depressione.
In una partecipata (virtuale, in teleconferenza!) riunione alla Regione Emilia-Romagna, il nuovo assessore Mauro Felicori ha richiesto tempestività nella valutazione dei danni economici, ma ha cercato anche di sollecitare tutto il mondo della cultura a dare segnali di vita e non di paralisi. E lo stesso tenta di fare la città, che in questa dimensione culturale è riuscita a far crescere un vero sistema.
Quindi, anche nella nostra piccola nicchia della danza, chiusi dentro i locali magici e affascinanti della Fonderia, ci siamo mossi alla ricerca di soluzioni e segnali. Intanto, si lavora.
Certo, Another story, quel duetto di Diego Tortelli, ora in prova per debuttare a Bolzanodanza in luglio, è un pezzo nel quale si esplora una relazione uomo/donna...
Pare che questa relazione non possa essere contenuta oltre il metro-e-ottantadue. Non parliamo della mascherina. Privo di implicazioni artistiche negative è risultato il gel disinfettante, e a questo decidiamo di affidare la nostra tranquillità psicologica. Non più rassicuranti le peripezie amorose di Don Juan, in debutto a giugno nel Ravenna Festival, e poi al Valli in autunno.
Sì, certo, il nostro gruppo di sedici danzatori, e altrettante persone negli uffici, oltre a qualche tecnico, è proprio una comunità, come una squadra di basket che continua gli allenamenti.
Ci resta la fiducia reciproca, la consapevolezza che quel che stiamo creando avrà un valore proprio nel momento dell’incontro con altre persone, pubblico al quale raccontare un senso e mostrare una bellezza. Tutto ciò continua ad essere centrale, più forte del danno economico, non si piega; almeno fino al momento in cui qualcuno comincerà a tossire.
Ed è importante che quest’energia continui ad irraggiarsi da qui, è il nostro vero compito e missione. Raccontare il sentirsi parte di qualcosa, e lavorare per metterlo a disposizione di una comunità. Rivelando come questa piacevole e quotidiana battaglia di normalità possa procedere.
La settimana scorsa siamo saliti su un bus privato per Bari: due spettacoli, uno per un’associazione musicale, e l’altro per una realtà teatrale. Nel primo caso, in effetti, l’età più avanzata degli abbonati deve aver suggerito prudenza, e i vuoti in platea erano evidenti. Ma il secondo è stato un successo, festeggiato sfidando ogni prudenza e accalcandosi stretti stretti in un buon ristorante salentino. E questa settimana siamo anche andati e tornati dalla Svizzera, protetti dalla loro rigida e rassicurante visione del mondo: proibito ogni spettacolo con capienze oltre i mille spettatori, e il nostro teatro ne ospitava qualche (poche) decine in meno. Eccoci dunque, noi e il pubblico, in una botte di ferro, completamente tranquillizzati dalla norma.
E poi dovremmo sentirci in colpa per l’irrazionalità italiana... Anche se è un vero pezzo comico il tentativo di qualcuno di difendere (non a Reggio, per fortuna) l’ipotesi di ingresso contingentato nello spettacolo dal vivo, sedendosi in una poltrona ogni tre. La forza dell’immaginazione, quella che ci fa credere giustamente anche a Babbo Natale, ci conduce a visualizzare un virus irretito dall’impossibile salto verso il proprio cliente, lontanissimo, a due poltrone.
Rassegnato ad aspettare l’intervallo, e un fuggitivo contatto in corridoio. Solo Zaia ha saputo donarci una prospettiva immaginativa più creativa, ma immaginiamoci più normalmente in coda al supermercato: un carrello pieno ogni due vuoti?
Così, in Fonderia, ci stiamo anche chiedendo come raccontare questa normalità, quella di una forza creativa che prova a sgorgare e trovare i propri canali, soltanto perché questa è la sua unica forza, la sua ragion d’essere. Già dalla settimana prossima trasformeremo tutto ciò in un videoracconto, un canale virtuale ma davvero ravvicinato per lasciar entrare chi lo vorrà nelle nostre giornate. Lo posteremo sui social e sul sito, un bel paradosso per lo spettacolo dal vivo.
Ma vivo lo sarà certamente, su questo contiamoci. E grazie alla Regione Emilia Romagna e alla città di Reggio, stiamo studiando anche la possibilità di proporre le nostre prove in streaming. stiamo studiando anche la possibilità di proporre le nostre prove in streaming. E non perdiamoci quanto già ora propone con questa modalità qualche altro collega, tra i quali l’orchestra Toscanini. Quel metro-e-ottantadue soccomberà ad una vicinanza che non può che continuare a nutrire il nostro settore, anche nel momento dei passi di danza più maledetti e clandestini della storia.
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