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Automobiline pronte a schizzare sulle “nuove” piste Policar

Alessandro Zelioli
Automobiline pronte a schizzare sulle “nuove” piste Policar

Il marchio è stato ridepositato dalla Galileo Engineering I titolari Ferrari e Gibertoni: «Non solo per collezionisti»

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Entrare nella sede di via Cavallotti a Reggio, per chi negli anni ’70 era un ragazzino, è come entrare in una pasticceria per chi è goloso. O in una gioielleria, per chi ama il lusso.

Che è un po’ quello che si trova entrando nel locale dove Maurizio Gibertoni e Maurizio Ferrari, i due soci titolari della Galileo Engineering, ricevono i loro clienti. Nelle vetrine che incorniciano il perimetro della stanza, sono esposte e ben illuminate le automobili che segnano il loro percorso professionale. Gioielli di tecnica e precisione, che riproducono fedelmente le auto che hanno corso nelle gare di durata più importanti al mondo, da far girare sulle piste a due, quattro o otto corsie. «Ora possiamo dire con orgoglio – raccontano Ferrari e Gibertoni, che con i loro marchi Slot.it, Politoys e Policar vendono auto telecomandate e piste, in tutto il mondo – che anche le piste hanno la nostra firma. Dopo cinquant’anni il marchio Policar torna a essere inciso anche sulle piste».

Cinque anni fa, infatti, i due hanno depositato nuovamente il glorioso marchio che fino agli anni ’70 era nelle camerette di quasi tutti i bambini dell’epoca: Policar. Ridepositato quel marchio, ora i due soci fanno lo stesso con Politoys e, dopo un lustro dedicato a collezionisti e appassionati di corse di automobiline, sono in grado di aggredire il mercato anche dei consumer, ossia di coloro che vogliono avere una pista di alto livello, anche se con macchinine commerciali. «La scelta è stata dettata dal mercato in flessione – precisano Ferrari e Gibertoni – la crisi si sente infatti anche in questo mondo e tanti negozi di collezionismo non esistono più. Telefonini e giochi virtuali hanno tolto fantasia ai giovani. Volevamo comunque fornire un prodotto che si distinguesse dagli altri e pensiamo di aver creato la pista migliore del mondo. Dotata, però, di auto non da collezionisti».

Non temete di “sfigurare”?

«Le auto che forniamo nella scatola che viene venduta a un prezzo commerciale, anche se non da grande distribuzione, sono comunque di buon livello. Certo non sono quelle che hanno reso famoso il nostro lavoro».

A parlare di “pista migliore del mondo” non pensate di esagerare un pochino?

«No, ne siamo certi. Gli elementi cruciali sono i contatti elettrici, che hanno un sistema di aggancio durevole nel tempo e i cavallotti di plastica che esistevano già nelle piste anni ’70. Questi rappresentano il fiore all’occhiello di un investimento importante. Anche il materiale plastico ruvido che le costituisce è studiato ad hoc, così come la planarità, che è il vero motivo per cui gli appassionati acquistano la nostra pista. Inoltre, cosa non secondaria, una volta montata, la pista può essere appesa al muro se non si vuole smontarla ogni volta... purché non sia troppo grande».

Da dove nasce la vostra professione?

«Come per tanti, per caso. Da bambini abbiamo giocato tanto con le piste e le automobili, diventando bravi nello smontare, riparare, modificare qualsiasi cosa potesse correre sulle piste. Abbiamo customizzato qualsiasi cosa, prima di capire che poteva diventare una professione. Quando ci siamo incontrati alla Med antifurti di Reggio, abbiamo unito le nostre esperienze e siamo partiti per questa avventura».

Ingegneri, percorsi differenti, ma un’unica passione che non si ferma qui.

«Sì, abbiamo tanti progetti nel cassetto. Disabili, applicazioni con telefonino, radiocontrolli, sono davvero tanti i campi dove ci stiamo cimentando sapendo che il mercato globale richiede investimenti. Chi vuole giocare, ama la tecnologia sempre più sofisticata. Fosse anche solo per battere l’amico di sempre almeno una volta». —





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