Virus, sino al 31 maggio la giustizia è “ristretta”
REGGIO EMILIA. Ora si attende solo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto-legge approvato venerdì notte dal Consiglio dei ministri in tema di misure straordinarie in ambito giudiziario per contrastare l’emergenza coronavirus. In sintesi: la giustizia si ferma fino al 31 maggio. Uno stop di due mesi e mezzo e impone restrizioni a Tribunali e Procure in tutt'Italia. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede spiega che nel decreto «vi sono misure fondamentali per garantire che addetti ai lavori e utenti siano tutelati». La sospensione può essere decisa dal capo dell'ufficio giudiziario e scatta – si legge nel testo – in caso di "emergenze epidemiologiche certificate". Slitterebbero così a giugno le udienze civili e penali, tranne alcune eccezioni. “Salvi” in particolare i procedimenti urgenti, le udienze su misure cautelari, quelle sulla convalida di arresti o fermi nei procedimenti che riguardano detenuti e imputati minorenni, le convalide di espulsioni dei migranti. Non si fermano nemmeno le cause di competenza del tribunale minorile, le udienze sulla possibilità di adottare bambini o quelle riguardanti minori stranieri non accompagnati o bambini allontanati dalle famiglie. Saranno celebrati a porte chiuse i processi normalmente pubblici. Novità sulle udienze in videoconferenza: non più in aula, per chi sta in carcere o in custodia cautelare. Limitata al massimo la presenza umana, chiedendo di ricorrere alla tecnologia per garantire il contraddittorio nelle udienze a cui partecipano solo i legali. —
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