Gazzetta di Reggio

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A Reggio Emilia stop agli svaghi ma c’è il via libera ai tragitti di lavoro

Enrico Lorenzo Tidona
A Reggio Emilia stop agli svaghi ma c’è il via libera ai tragitti di lavoro

Presa più lenta ma vietata l’uscita da casa nelle quarantene Sanzioni ai locali affollati o che non rispettano gli orari

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Si può girare o uscire dalla provincia per motivi di lavoro, motivi di salute o situazioni di necessità: per il resto scattano controlli e sanzioni. Reggio Emilia passa così idealmente in meno di 24 ore da zona rossa a zona arancione. Le restrizioni per combattere il possibile dilagare del Coronovirus restano ma hanno trovato nei decreti attuativi un piccolo allargamento delle maglie per non bloccare totalmente l’economia. Ieri è stata forse la giornata più lunga per i sindaci e le istituzioni reggiane dopo le convulse notizie sul decreto del presidente del Consiglio trapelate sabato sera, che tracciava una linea immaginaria come recinto dell’intera Lombardia e 14 province di Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Marche, compresa Reggio Emilia, che conta meno casi ma funge anche da zona cuscinetto contro l’epidemia.

A spiegare punto per punto il decreto, cercando di fugare più dubbi possibili, è stato in primis il presidente della Regione Stefano Bonaccini, che si trova un territorio diviso in due, con l’Emilia che ha misure più stringenti da ieri al prossimo 3 aprile. Nelle province di Bologna, Ferrara, Ravenna e Forlì-Cesena, la sospensione di nidi, scuole e Università rimane invece in vigore fino al 15 marzo. Certo è che chi ha sintomi deve restare a casa e «limitare al massimo i contatti sociali, contattando il proprio medico curante. Per le persone sottoposte alla misura della quarantena o risultati positivi al virus, è fatto divieto assoluto di uscire dalla propria abitazione o domicilio».

SPOSTAMENTI

A Reggio c’è libertà di spostamento per lavoratori e merci. Il Governo, ieri durante una videoconferenza con le Regioni, «ha chiarito in modo inequivocabile come non esistano restrizioni per la mobilità dei lavoratori e delle merci né all’interno del Paese né tra il nostro Paese e gli altri», spiegano da Bologna con una nota giunta ieri in serata. «Chi deve spostarsi per ragioni di lavoro, anche fra le province e all’interno di esse, lo può fare. È quindi garantito il diritto a lavorare per chi è in buona salute, non presenta sintomi né debba rispettare il periodo di quarantena. Con l’avvertenza che si tratti sempre di spostamenti per ragioni di lavoro o di necessità».

STOP AL FITNESS

Sospesa attività di piscine, palestre, centri ricreativi e centri diurni in tutta l’Emilia-Romagna. «Bene che il Governo abbia fatto chiarezza a chi si deve recare al lavoro, o gli imprenditori a porre lo stesso quesito relativo alle merci», sottolinea il presidente della Regione, Stefano Bonaccini. «Sia chiaro – prosegue – che il primo impegno è contrastare la diffusione del virus e l’Emilia-Romagna è in prima linea in questo sforzo». Per questo Bonaccini ha esteso la sospensione dell’attività di palestre, piscine, attività ricreative anche alle zone che il Governo aveva escluso e che «quindi varranno in tutto il territorio regionale». Con la stessa ordinanza, «metteremo in protezione quella parte della popolazione più fragile che oggi frequenta i nostri centri diurni: parliamo di persone non autosufficienti che trovano in questi servizi un supporto molto importante per sé e per le proprie famiglie, ma che in questo momento rappresentano un rischio troppo alto per la loro salute. Per questo, sospendiamo l’attività dei centri diurni in tutta l’Emilia-Romagna, chiedendo ai Comuni di rafforzare l’assistenza domiciliare. Come Regione, li sosterremo in questo sforzo».

BAR E RISTORANTI

Sono consentite le attività di ristorazione e bar dalle 6 alle 18, con obbligo, a carico del gestore, di predisporre le condizioni per garantire la possibilità del rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro. In caso di violazione, la sanzione prevista è la sospensione dell’attività. Sono consentite le attività commerciali diverse da ristorazione e bar a condizione che il gestore garantisca un accesso con modalità contingentate o comunque idonee a evitare assembramenti di persone, tenuto conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei locali aperti al pubblico, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza di almeno un metro tra i visitatori. In caso di violazione, la sanzione prevista è la sospensione dell'attività. In presenza di condizioni strutturali o organizzative che non consentano il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro, tali attività dovranno essere chiuse. —



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