Gazzetta di Reggio

Reggio

Festa della Donna I nastri fucsia anti-contagio invadono il centro

Martina Riccò

Il decreto blocca le manifestazioni di “Non una di meno” ma non le voci che si oppongono alla violenza di genere

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Una Festa della Donna strana, che per la prima volta non ha richiamato in piazza centinaia di donne, ma che pur sempre Festa della Donna rimane. «Il nastro è il corpo di chi voleva essere in piazza a scioperare», si legge sui cartoncini attaccati qui e là per spiegare come mai piazza Prampolini – deserta e immersa nella paura da Coronavirus – si sia riempita di svolazzanti fettucce di tessuto fucsia.

Alla luce del decreto firmato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte nella notte tra sabato e domenica, “Non una di meno” ha annullato le manifestazioni e le attività in programma per l’8 e il 9 marzo. «Non potevamo mettere a rischio le persone e non rispettare il decreto – spiega l’attivista Carla Ruffini – ma nello stesso tempo non potevamo non essere presenti. Le nostre battaglie non si fermano per il Coronavirus, noi continuiamo a lottare contro la violenza sulle donne, la violenza di genere e qualsiasi forma di patriarcato. Lo facciamo per tutte le vittime di violenza: di oggi, ieri e domani». E mentre anche la statua del Crostolo viene vestita di un drappeggio fucsia, le attiviste si coprono la bocca con un fazzoletto dello stesso colore. Il flash mob in programma è saltato, ma questo non impedisce loro di manifestare: «Ci troviamo di fronte a difficoltà inedite e siamo consapevoli che la situazione deve essere affrontata con attenzione e senso di responsabilità – spiegano –. Abbiamo quindi cercato di sperimentare altre pratiche e linguaggi, moltiplicando, anche a livello simbolico, le occasioni di condivisione e di lotta e mettendo in campo tutta la nostra creatività e passione per unirci alla grande mobilitazione internazionale che ancora una volta, per il quarto anno consecutivo, attraversa il mondo. Vorremmo rompere le solitudini e le paure che questa terribile crisi rende ancora più evidenti».

LE INIZIATIVE

C’è chi parla davanti a una videocamera, in modo che la testimonianza possa essere condivisa su internet, chi si accovaccia per scrivere un cartellone, chi fotografa il Qr Code che è stato appeso in ogni dove: «Tramite questo possiamo fare ascoltare i nostri messaggi di protesta contro la violenza di genere. Basta inquadrarlo con il telefono e mettersi in ascolto».

Anche per oggi l’invito è a fotografarsi spiegando per cosa si lotta (l’ashtag è #iolottoperché), appendere alla propria finestra, o in giro per la città, cartelloni che facciano riflettere sulla condizione delle donne. E in ogni caso: «Ferma, rallenta o condividi il lavoro di cura. Riprenditi un po’ del tuo tempo».

In poco tempo i nastri fucsia si moltiplicano: abbracciano anche i nuovi alberelli di piazza del Cristo, portando colore in una giornata incupita dall’ingresso nella Zona Rossa. «L’emergenza sanitaria – affermano a tal proposito le attiviste – sta rendendo clamorosamente evidente la normalità delle condizioni sociali ed economiche contro cui lottiamo ogni giorno, prime fra tutte le conseguenze che in questi anni sono state prodotte dallo smantellamento del welfare e dal definanziamento della sanità pubblica in favore di quella privata. Per questo, oggi più che mai, reclamiamo un welfare universale e un reddito di autodeterminazione per liberarci dal ricatto dello sfruttamento e della precarietà».

“Ascolta, guarda, condividi”. Il nuovo grido di battaglia si alza dalle strade e dalle piazze. «L’importante – dicono le donne con il fazzoletto fucsia – è essere unite, anche in questo clima di emergenza. Non per niente abbiamo cambiato il nostro slogan in “Io l’8 tutti i giorni”». —





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