Mediopadana quasi deserta corsa al rimborso dei viaggi
Poche le persone in partenza, chi sale sul treno lo fa per tornare a casa L’insegnante Simona Mendola: «Torno dai miei ma starò in autoisolamento»
Domenica mattina. La Mediopadana è quasi deserta. Niente a che vedere con le immagini, divenute in poche ore virali, della stazione centrale di Milano, presa d’assalto da chi, dopo aver letto la bozza del decreto del presidente del consiglio – poi divenuta realtà nella notte tra sabato e domenica –, ha deciso in fretta e furia di fare i bagagli e andare.
A Reggio Emilia i treni si fermano e partono, ma sono quasi tutti vuoti. «Ci saranno dieci, quindici persone in tutto», dice il capotreno guardando il Frecciarossa che è diretto a Firenze.
I pochi passeggeri che scendono indossano la mascherina. Hanno con sè piccole borse o trolley leggeri, che si tirano appresso con poca fatica. «Era un rientro programmato?», chiediamo. Tutti fanno di sì con il capo.
In sala d’attesa, vicino alla grande porta scorrevole che conduce al binario 1, troviamo Simona Mendola. Indossa un grosso paio di occhiali da sole, una sciarpa colorata le arriva quasi alle lenti. Sotto, spunta una mascherina. In partenza? «Sto tornando a casa», risponde. Poi aggiunge, come per giustificarsi: «Sono un’insegnante, da due settimane non vado a scuola. Tutti i miei amici e parenti sono giù, qui davvero non so più cosa fare. In queste ultime settimane sono rimasta in casa e visto che non sto male ho deciso di tornare a casa mia. Non andrò subito dai miei, però. Ho la possibilità di stare in un appartamento da sola, resterò lì per un po’ per essere certa di non avere il virus. Quella che qui è un’emergenza, giù potrebbe trasformarsi in una tragedia: non per la bravura e competenza dei medici, ma per le strutture e le possibilità logistiche. Bisogna pensare anche a questo». Mentre pronuncia queste parole si guarda intorno. Alcune persone stanno studiando il tabellone con gli orari di partenza e arrivo, hanno con sè valigie capienti. «Spero che la gente usi il buonsenso – sospira – e, se deve tornare a casa in Meridione, faccia come me e prenda precauzioni».
Nella calma surreale della Mediopadana, un frizzante viavai di persone ci attira in biglietteria. In quella di Trenitalia, davanti al bancone, è stato posto un cordone per tenere il pubblico a debita distanza. In quella di Italo il cordone non c’è, ma le finestre sono spalancate. Qualcuno fa i biglietti per partire, tanti altri, invece, entrano per disdire viaggi (verso Napoli o Roma) e chiedere rimborsi.
Due ragazzi, noncuranti delle precauzioni imposte dall’emergenza, si abbracciano su una panchina. Partite? «Io», risponde Florina Bordei. «Sono venuta a trovare il mio ragazzo una settimana fa – lo guarda sorridendo – e mi sono trovata in questa bella situazione. Sono di Viterbo, ma era già previsto che tornassi indietro oggi. Cercherò di stare in casa e di non entrare in contatto con nessuno, vediamo come va». Non potrete più vedervi? «Io mi muovo per lavoro, potrei sempre dire che vado da lei per una trasferta» scherza Matteo Buonfigli, poi torna serio e lei con lui. «Ci telefoneremo e useremo Skype». Anche l’amore è difficile ai tempi del Coronavirus. —
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