Quando il problema non è il treno ma trovare la strada per la stazione
Prima parte di un percorso fra le fermate della linea Reggio-Sassuolo una tratta che potrebbe attirare un grande bacino di passeggeri
in viaggio
andrea
mastrangelo
Una delle costanti delle cronache quotidiane è la segnalazione di un ritardo, di una cancellazione, del disagio del passeggero delle nostre ferrovie locali. “Cara Gazzetta, oggi ho dovuto accompagnare in auto mio figlio a scuola perché il treno è stato soppresso”; “Come si può viaggiare su un treno dove i sedili sono sporchi?”, con tanto di foto allegata; “Anche oggi in ritardo, ma quando finirà?”. E via così.
In queste ultime settimane la Gazzetta ha provato a mettere a fuoco alcune fra le principali problematiche del trasporto pubblico reggiano, alcune delle quali sono da individuare nella scarsa attrattività delle ferrovie locali. Un problema di frequenza di corse, di mancanza di sicurezza in fatto di puntualità, di poco comfort.
Eppure le linee ferroviarie reggiane (quelle che da Reggio portano a Guastalla, a Ciano e a Sassuolo, alle quali va aggiunta la Parma-Suzzara, che per la più parte corre in territorio reggiano) hanno una grande storia alle spalle. Ognuna di esse affonda le radici nell’epopea dei trasporti di fine Ottocento, quando il traffico automobilistico non esisteva e le ragioni della mobilità erano altre. Il problema è, evidentemente, la capacità dell’infrastruttura di adeguarsi alle esigenze mutate nel corso dei dec enni.
Uno degli elementi che qualificano il comfort del viaggio ferroviario è l’accoglienza. Il treno lo valuti anche per il modo in cui ti si offre, per l’assistenza che ti dà se devi attenderlo, per la qualità e la quantità delle informazioni in caso di bisogno. Tutto questo si riassume anche nell’efficienza delle stazioni, che da sempre hanno caratteristiche particolari a misura di passeggero.
La linea Reggio-Sassuolo, l’unica che ospita anche un consistente traffico di merci, serve un enorme potenziale bacino di utenti. Mettendo insieme i residenti delle frazioni di Reggio lungo quella direttrice, dei comuni di Scandiano e di Casalgrande – ai quali si possono sommare gli abitanti di parte consistente dei comuni vicini, primo fra tutti Castellarano – si arriva a una cifra importante. Ma a questo grande numero di possibili passeggeri cosa è offerto?
Partendo dalla stazione centrale di Reggio Emilia, si incontrano sulla linea undici stazioni, alcune efficienti e dotate dei servizi indispensabili, altre in situazioni poco comprensibili.
ospizio
A nemmeno un chilometro dalla partenza da piazzale Marconi, la prima fermata è alla stazione di Ospizio, in corrispondenza del passaggio a livello che taglia la via Emilia. Poco più di vent’anni fa, si discusse a lungo sulla possibilità di costruire un sottopasso stradale che eliminasse il passaggio a livello, ma tutto venne accantonato per il forte impatto che avrebbe avuto su una zona così densamente popolata. La stazione di Ospizio risponde a quelle caratteristiche di fermata di metropolitana di superficie tanto sbandierata dalla fine del XX secolo e mai realizzata. Non è pensata per un elevato numero di passeggeri ma per un piccolo popolo di studenti e di pendolari, che in effetti se ne servono. Tuttavia anche questi passeggeri potrebbero gradire una tettoia, una copertura che li protegga in caso di pioggia. Si sale e si scende sul lato opposto all’edificio della stazione, che è barricato dietro un paio di blocchi di cemento e un telone verde sorretto da una recinzione metallica. Non un bello spettacolo, ma meglio di niente.
due maestÀ
La stazione che non c’è. La fermata a Due Maestà è stata eliminata definitivamente nel 2015 e il relativo edificio è in stato di completo abbandono. Costruito all’altezza del passaggio a livello su via Anna Frank, se si arriva da Reggio non si nota neppure, ma è ben visibile a chi viene da Arceto. Ormai quasi diroccata, la vecchia stazione è circondata da uno specchio d’acqua e da rifiuti che in parte occupano uno spiazzo non asfaltato che avrebbe potuto fare da parcheggio. La zona dovrebbe essere circondata da nastro bicolore ma questo giace miseramente a terra, strappato. Nemmeno questo è un bello spettacolo.
bosco
Non che alla prima frazione di Scandiano le cose vadano molto meglio, eppure qui la stazione, anche se non vicina alla strada statale, è in prossimità di un quartiere popolato. A tutta la struttura però è impedito l’accesso. Lo spazio per parcheggiare le auto ci sarebbe, ma è cintato. Di rastrelliere coperte per biciclette non c’è traccia. La stazione di Bosco, paradossalmente, non è più cosa che riguardi i treni: è utilizzabile solo come fermata degli autobus sostitutivi, cinque nei giorni feriali, zero nei festivi. Lo spazio a disposizione è enorme, e ospita mezzi meccanici per i lavori sulla linea. Sulla statale non c’è alcuna indicazione per raggiungerla.
pratissolo
Resti deluso anche se cerchi un cartello che sulla strada per Scandiano ti dica dov’è la frazione di Pratissolo. L’automobilista che voglia lasciare la macchina per poi prendere il treno ha a disposizione due indizi in corrispondenza della rotonda sulla vecchia statale: il segnale che ti indica un passaggio a livello custodito e il nome della laterale: “Via della stazione”. Apparentemente quella di Pratissolo è una stazione allo sfascio, in realtà la situazione non è negativa. È vero che l’edificio è inaccessibile, ma è pitturato di fresco e se i teppisti l’hanno devastato con le loro inutili scritte non è colpa della ferrovia o dei ferrovieri. In ogni caso una tettoia c’è, e c’è a pochi metri un parcheggio per le auto, piccolo ma funzionale, così come c’è lo spazio per lasciare le biciclette al coperto. Insomma, questa piccola stazione potrebbe essere un luogo giusto di scambio della mobilità: da casa esci in bici o in auto, fai pochi chilometri, parcheggi e prendi il treno. Facile a dirsi, meno a farsi.
scandiano
Qui la stazione la trovi anche se non la vuoi cercare. Giusto sulla statale, in corrispondenza della parte mediana della città. È dove deve essere, ha anche tanto di parcheggio e vicino ce ne sono altri, in corrispondenza di negozi e locali. Dalla partenza da Reggio questo è il primo luogo che sembra vivere di vita propria, merito anche dell’edicola-tabaccheria che attira gente. Tutto perfetto? Non proprio, perché d’inverno non dispiacerebbe avere una sala d’attesa, che invece è chiusa. Per il resto la parte nuova delle pensiline è ben attrezzata, con un tabellone elettronico (che funziona) e un sottopassaggio. Un po’ di gente c’è sempre, anche in orari in cui non passano i treni. Qualche personaggio, però, ha l’aria più del bivaccatore che del viaggiatore.
chiozza
Non si capisce se sia la stazione che si protegge dalla statale o se la statale si protegga dalla stazione. Sta di fatto che la fermata di Chiozza si nota per le alte barriere marroni che la separano dalla strada per Casalgrande. Questa piccola stazioncina della frazione (ora in realtà un tutt’uno con Scandiano) spunta appena nella sua parte alta e per chi non è pratico della zona raggiungerla non è facile. Devi andare per tentativi, anche perché di cartelli non ce ne sono, si dà sempre per scontato che tutti sappiano tutto.
Invece devi prendere uno svincolo, salire su un cavalcavia e poi entrare nella zona industriale. Lì ti regoli a naso, prendendo il binario come punto di riferimento. Alla fine ti trovi a un semaforo che regola l’accesso a uno stretto (ma utile) sottopasso. Lì accanto passando a piedi in una strettoia si arriva alla stazione, piccola ma meglio tenuta di tante altre. Intorno è pieno di fabbriche e capannoni, potrebbe essere un luogo perfetto per andare al lavoro senza usare l’auto. Se solo si capisse un po’ meglio come ci si arriva. —
1. continua
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