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«Ancora degrado e fatiscenza nella casa dove morì Khadija»

Mauro Pinotti
«Ancora degrado e fatiscenza nella casa dove morì Khadija»

La protesta dei residenti della zona di via Gabella a un mese dalla tragedia  Petizione dei cittadini al sindaco per chiedere «lo sgombero immediato»

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Nulla è cambiato in via Gabella. A dirlo sono i residenti della zona. Questo a poco più di un mese dalla tragedia che ha visto la morte di Khadija Abid, la 21enne di origine marocchina uccisa nel sonno il 28 gennaio per le esalazioni da monossido di carbonio provocate da un braciere di fortuna usato per riscaldarsi.

Nulla è cambiato nonostante l’ordinanza di sgombero del Comune di Cadelbosco Sopra. Il proprietario dell’immobile al civico 21, un albanese già noto alle autorità, che da rogito aveva acquistato la casa in condizioni fatiscenti e in parte inagibile, secondo i residenti della zona continua ad ospitare persone a domicilio.

Un giovane, un paio di giorni fa, ha installato attorno alla casa una recinzione da cantiere. Gli abitanti della zona sostengono che lo ha fatto più che altro per tenere lontano i “curiosi”, ma in realtà serve – o dovrebbe servire – per mettere in sicurezza l’area e liberarla dai mucchi di masserizie di ogni genere ora presenti nei pressi del fabbricato.

il sopralluogo

In una foto del cortile dell’abitazione scattata sabato 25 gennaio, tre giorni prima della tragedia, si vede ciò che devono aver visto i funzionari dell’ufficio tecnico comunale. Erano usciti per un controllo, dato che il sindaco Luigi Bellaria era stato più volte avvisato della dubbia attività che stava avvenendo in via Gabella 21 e 23.

Ora davanti al civico 21 qualcuno ha rimosso le masserizie spostandole dietro e di fianco alle due case. E nonostante il sopralluogo dell’ufficio tecnico, al momento non c’è stata alcuna “manutenzione straordinaria” dello stabile.

La situazione al civico 23 di via Gabella non è migliore. Anzi. L’abitazione, sottoposta ad ordinanza di sgombero in quanto inabitabile, secondo gli abitanti della zona continua a essere frequentata da persone. La polizia locale, interpellata dai residenti che avevano segnalato l’anomalo viavai di persone, si è attivata riscontrando però una «situazione di non facile soluzione», perché «c’è un contratto di affitto regolare».

la petizione

Il 3 marzo scorso una trentina di cittadini ha firmato una petizione poi inviata al sindaco Bellaria per chiedere «l’immediato sgombero del complesso edilizio di via Gabella 21 e 23 e il rispetto delle norme urbanistiche». Petizione che non ha ancora avuto risposta per una serie di questioni burocratiche.

La protesta

Sulla pagina Facebook “Se sei di Cadelbosco Sopra” qualcuno che non si è dimenticato di quanto è avvenuto in via Gabella 21 ha scritto: «Fa riflettere la situazione venutasi a creare. Nonostante le segnalazioni, le lamentele, gli improperi dei vicini e dei media, l’oasi infelice è ancora là», aggiungendo critiche all’amministrazione comunale, che comunque si trova a gestire una situazione non semplice dal punto di vista burocratico. «La spelonca, lungi dall’essere stata transennata e resa inagibile di fatto, è tutt’ora meta di visite che si protraggono lungo tutto l’arco del giorno e soprattutto della notte», prosegue il post su Facebook, che cita appunto il viavai di persone e la persistente situazione di «degrado», nonostante le segnalazioni al sindaco e alle forze dell’ordine.

La ragazza è morta uccisa dal monossido di carbonio emanato da un braciere approntato nella stanza dove dormiva con il suo compagno, rimasto a sua volta gravemente intossicato. I soccorritori nulla hanno potuto, la mattina successiva, nel casolare nelle campagne di Cadelbosco Sopra. La casa dove si è consumato il dramma si trova lungo via Gabella, sottile rettilineo che dalla provinciale si protende a Est verso la campagna dove, dopo un breve tratto, la ghiaia prende il posto dell’asfalto, finendo per esaurirsi in mezzo a prati coltivati e qualche vigneto.

Khadija è stata trovata morta mentre il compagno di 25 anni presentava i gravi sintomi dell’intossicazione. L’allarme è scattato intorno alle 11.30 del mattino quando il 25enne, un giovane di origine egiziana, ha telefonato a una familiare per chiedere aiuto. Da lì la chiamata al 118. Arrivati sul posto, i sanitari non hanno potuto fare altro che constatare il decesso della giovane di origine marocchina. Il suo compagno si è salvato, ma è stato subito inviato all’ospedale di Fidenza per il trattamento in camera iperbarica.—



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