Dopo una lunga notte di paura trasferiti i capi della ribellione
la polizia penitenziaria lamenta la carenza di organico
REGGIO EMILIA. «È la prima volta che nel carcere di Reggio Emilia si è reso necessario l’intervento delle forze dell’ordine. Non ricordo, in tanti anni di servizio, un precedente simile. Vorrei esprimere un sentito ringraziamento, per la vicinanza dimostrata e per il contributo fattivo, al ruolo di coordinamento svolto dal prefetto Maria Grazia Forte e dal questore Giuseppe Ferrari: senza la loro collaborazione non saremmo riusciti a placare gli animi».
Così Michele Malorni, segretario provinciale del Sappe, il sindacato di polizia penitenziaria, ha commentato la nottata di paura di via Settembrini.
Alcuni detenuti, quelli che hanno capitanato la rivolta, i più facinorosi e con precedenti disciplinari, saranno trasferiti in altri istituti detentivi.
«Un plauso va al personale della polizia penitenziaria, che già aveva fatto il doppio turno ed è stato trattenuto d’ufficio per gestire l’emergenza, mentre gli agenti addetti al turno di notte, che dovevano attaccare a mezzanotte, sono stati richiamati in servizio in anticipo e chi ha potuto è accorso. Colgo l’occasione per ricordare il sotto organico della polizia penitenziaria e per rinnovare la richiesta di integrare le 50 unità mancanti».
Malorni, in servizio ininterrotto dal pomeriggio precedente, ieri non ha nascosto la stanchezza. «Sono in divisa da 24 ore. Quando è scoppiata la protesta a Reggio ero a Modena, dove è stata saccheggiata l’infermeria e dove sono avvenuti decessi per abuso di metadone e altri farmaci. Lo svuotamento del carcere di Modena, con il trasferimento di 300 detenuti, è quasi terminato».
« È stata la prima volta anche per me – ha dichiarato il nuovo questore, Giuseppe Ferrari –. Si è registrata una situazione delicata in tutta Italia e Reggio Emilia non ha fatto eccezione. La polizia di Stato è intervenuta a supporto della polizia penitenziaria: solo in una occasione siamo entrati all’interno della struttura. Io ho voluto essere presente per rendermi conto di come si evolveva la vicenda. Per fortuna si è conclusa nel migliore dei modi, alle 23.30 l’emergenza era risolta. È andata bene così». —
Am.P.
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