I produttori di nicchia dell’agroalimentare: «Si rischia la chiusura»
L’appello alla Gazzetta e tramite le associazioni di categoria «Corsa alle scorte, dispense piene di merce a basso costo»
CASTELNOVO MONTI. Negli ultimi anni una delle realtà più interessanti e vivaci del panorama economico montano è rappresentata da alcuni produttori agricoli che hanno reso più articolato e vario un quadro in cui ha, ovviamente, un ruolo predominante la produzione del Parmigiano Reggiano. Produttori di piccole specialità agroalimentari, di alta qualità, quali farine e prodotti da grani antichi, legumi, prodotti da apicoltura, formaggi e latticini ovini.
Specialità che hanno un mercato di nicchia, ma attento ai contenuti e al valore aggiunto delle produzioni locali. Sono produttori che si promuovono e commercializzano le loro specialità con canali diretti, attraverso una rete di punti vendita per conoscenza in prima persona, e canali quali mercati dei contadini (come quello che a Reggio Emilia si svolge il sabato mattina in piazza Fontanesi).
Ebbene, per questi produttori il momento attuale, segnato dall’emergenza sanitaria che ha inciso fortemente sui consumi, è di fortissima crisi, tale da ipotizzare anche il rischio di chiudere l’attività. Ce lo hanno segnalato alcuni di loro, che hanno voluto contattarci per una sorta di segnale d’allarme e per una richiesta di attenzione da parte dei consumatori.
«Negli ultimi giorni – spiegano alla Gazzetta – abbiamo visto fenomeni di accaparramento incontrollato, nelle grandi catene di vendita, di prodotti industriali e a basso costo. Praticamente, ora ci ritroviamo con potenziali acquirenti che hanno le dispense piene, e i nostri prodotti, che si trovano nei mercati o in negozi alimentari di qualità, restano invenduti. Abbiamo avuto addirittura casi di rivenditori che ci hanno chiesto di riprenderci le merci che gli avevamo consegnato».
L’ultima crisi si innesta, tra l’altro, in un periodo che «già nel 2019 aveva visto una stagnazione – proseguono i produttori – e nell’ultima fase dell’anno una flessione delle vendite. Ora siamo in difficoltà nell’avviare nuove produzioni perché il mercato è fermo. Peraltro, anche i canali di sbocco per il Made in Italy di qualità verso l’estero sono assolutamente fermi per l’emergenza sanitaria. Lo rispecchia anche il mercato del Parmigiano Reggiano, che da settimane è in calo».
Anche Alleanza Cooperative (Agci, Confcooperative, Legacoop) ha segnalato battute d’arresto nell’export agroalimentare, «con il rischio reale di blocco delle filiere della produzione e della trasformazione dell’agroalimentare. Sull’export registriamo l’ostruzionismo di molti paesi europei, e non solo, che richiedono certificazioni di salubrità dei prodotti non solo previste, ma addirittura inesistenti».
Anche il governo ha preso atto della situazione: il ministero dell’Agricoltura sta lanciando azioni per garantire liquidità alle imprese agricole con mutui a tasso zero, per la tutela del Made in Italy agroalimentare nel mondo, con l’introduzione di sanzioni contro pratiche commerciali sleali e sostegno ai lavoratori del settore agricolo con la cassa integrazione in deroga.
«Intanto però – concludono i produttori appenninici che hanno contattato la Gazzetta – chiediamo uno sforzo maggiore alle associazioni di categoria, e se possibile invitiamo i consumatori a guardare anche a prodotti locali di qualità per far ripartire il mercato: il rischio, altrimenti, è farci chiudere». —
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