Gazzetta di Reggio

Reggio

sospesi i colloqui con i parenti 

Scoppia la rivolta dei detenuti della Pulce Una prova di forza riporta tutti in cella

Ambra Prati

Irruzione della polizia e dei carabinieri. Per una piccola parte di reclusi necessaria un’opera di mediazione nella notte

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REGGIO EMILIA. Una rivolta a tutti gli effetti: non come a Modena, dove i detenuti hanno messo a ferro e fuoco ll carcere, ma abbastanza da rendere necessario – un unicum nella storia della cronaca cittadina – l’intervento delle altre forze dell’ordine (polizia, carabinieri e vigili del fuoco), arrivati a dare manforte a una polizia penitenziaria già ridotta al lumicino per l’aiuto dato a Modena. Nessun ferito tra i detenuti, mentre hanno dovuto farsi medicare tre poliziotti, tra i quali il capo di Gabinetto della questura.

Ad accendere la miccia della rabbia dei reclusi la decisione, entrata in vigore in tutta Italia domenica scorsa, di sospendere le visite dei familiari, e non solo. Difatti il decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha disposto di “limitare i permessi e la libertà vigilata per contenere l’entrata e l’uscita dagli istituti detentivi, valutando misure alternative di detenzione domiciliare”.

Un provvedimento temporaneo, preso dal Ministero della Giustizia per motivi prettamente sanitari, che è bastato per far esplodere la sedizione il giorno seguente.

Una protesta scoppiata con virulenza a Modena nel primo pomeriggio, tanto che parte della polizia penitenziaria di Reggio Emilia è stata dirottata nel penitenziario della città vicina, dove la struttura carceraria è stata distrutta.

Nel frattempo a Reggio si registravano forme lievi di contestazioni. Pareva una protesta pacifica e verbale, invece con il trascorrere delle ore i detenuti sono passati ai fatti.

L’emergenza è scattata verso le 22, quando ben tre sezioni (la seconda, terza e quarta) si sono ribellate, appiccando fuoco ad alcuni materassi, danneggiando l’arredo e soprattutto rifiutandosi di tornare nelle proprie celle.

Gli agenti di polizia penitenziaria, inferiori per numero rispetto ai detenuti, hanno lanciato l’allerta alle forze dell’ordine: in via Settembrini sono arrivati una ventina di carabinieri, altrettanti poliziotti e una squadra dei vigili del fuoco, rimasta poco più di un’ora spegnere due principi d’incendio appiccati ai materassi.

Carabinieri e poliziotti, in tenuta antisommossa, in un primo tempo hanno atteso all’esterno. Un primo gruppo di detenuti è rientrato nei ranghi di sua spontanea volontà.

Per il secondo gruppo invece è stato necessario ricorrere all’uso della forza: militari e poliziotti hanno fatto irruzione e, dopo momenti di tensione, i ribelli sono stati ricondotti nelle proprie celle.

Il terzo gruppo ha bloccato la porta d’accesso ammassando letti e materassi: a quel punto è iniziata una lunga trattativa condotta dal questore Giuseppe Ferrari, dal direttore del carcere Lucia Monastero e perfino dal magistrato di sorveglianza, che alla fine, poco prima di mezzanotte, è valsa a convincere i rivoltosi a desistere. —

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