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Bomba a Borgo Visignolo, indagini chiuse Tre uomini accusati dell’atto intimidatorio

Miriam Figliuolo
Bomba a Borgo Visignolo, indagini chiuse Tre uomini accusati dell’atto intimidatorio

Denunciati due avvocati calabresi di 49 e 44 anni e un 53enne: rivolevano indietro 5mila euro dal commerciante

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Detenzione e porto di esplosivo, crollo doloso di costruzione, danneggiamento aggravato e tentata estorsione: sono le gravi accuse di cui devono rispondere tre uomini, tutti di origine calabrese, due di loro avvocati che esercitano nel foro di Modena. I tre hanno ricevuto l’avviso di chiusura delle indagini preliminari e l’informazione di garanzia. Si tratta dei due avvocati, un 49enne di Palmi, un 44enne di Vibo Valentia, e un operaio 53enne di Oppido Mamertina. Per ora sono a piede libero.

Il caso, per il quale si aprirà la fase processuale, è quello della bomba fatta detonare nella notte tra il 28 e il 29 luglio 2017, ai civici 33 e 35 di via Borgo Visignolo, provocando gravissimi danni a una villetta bifamiliare su due piani, ex tabaccheria, a pochi metri dalla torre in sasso del suggestivo borgo.

Un episodio che creò grande allarme tra la tranquilla popolazione del piccolo borgo. Chiaro, secondo la procura, anche il movente: si trattò di un atto intimidatorio contro il commerciante modenese, Gian Luca Catelani, oggi 57enne, che in quel periodo era ospite della casa, solitamente disabitata, di proprietà delle tre sorelle Rita, Lucia e Paola Cilloni. Un amico di famiglia che, dal 15 di quello stesso mese, si era trasferito lì dalla sua abitazione a Modena.

il movente

A quale scopo la bomba? Secondo la Procura per convincere Catelani a restituire una somma, tutto sommato, modesta: 5mila euro. I soldi erano stati consegnati al commerciante perché si intestasse fittiziamente un bar, in un’area di servizio del Modenese già di proprietà di una società riconducibile agli indagati.

Del resto Catelani – che per qualche mese nel 2009 è stato anche presidente della Correggese Calcio – è noto nel Modenese per essere stato, in passato, gestore di diversi locali: lo storico bar “Penna d’oca” di via Bellini, una birreria in via Bellinzona e, per un breve periodo, un locale vicino al campo da rugby.

L’ospite

«Mi spiace, non so nulla». Così Catelani, rintracciato dalla Gazzetta qualche giorno dopo, commentò l’esplosione. All’epoca dei fatti aveva 54 anni. Fu lui a dare l’allarme, intorno alle 4 della mattina del 29 luglio, rientrando nell’abitazione dove era ospitato. Ma l’esplosione avvenne alle 12. Il notevole ritardo con cui venne dato l’allarme fu anch’esso motivo di estrema attenzione da parte degli inquirenti.

Il boato fu avvertito da tutti nel piccolo borgo. La bomba, di almeno due chili di peso, come appureranno poi i carabinieri del reparto investigazioni scientifiche (Ris) di Parma, provocò danni ingentissimi. Lo scoppio mandò in frantumi la porta d’ingresso, danneggiando le finestre (pezzi degli infissi in legno volarono nel cortile) e danneggiando mobili all’interno, mentre l’onda d’urto “alzò” e fece ricadere il tetto del porticato, sconnettendo le tegole. Catelani e i vigili del fuoco, i primi a intervenire dopo l’allarme lanciato dal modenese, si trovarono di fronte a uno scenario di devastazione impressionante.

la devastazione

Per i carabinieri intervenuti subito dopo – al lavoro quelli della stazione locale di Baiso, il nucleo operativo di Castelnovo Monti e il nucleo investigativo di Reggio Emilia esperto in rilievi scientifici – fu da subito chiaro che non poteva trattarsi di un incidente. Venne passata al setaccio tutta la zona e repertati 15 frammenti riconducibili all’ordigno.

Visionate anche le immagini di ben 17 telecamere: tra loro una delle due di cui era dotata l’abitazione – l’altra risultò fuori uso; poi le immagini di tutti i sistemi di videosorveglianza comunali del territorio di Baiso e dei varchi stradali dell’Unione Tresinaro Secchia fino a Rubiera. Nelle ore successive, una relazione fu inviata, come da prassi, anche alla Dda Bologna.

Oggi, dopo quasi tre anni, il cerchio delle indagini si è chiuso. Ora si dovrà aprire quello giudiziario. —





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