Effetto Coronavirus sui processi di mafia, rinviato di un mese l’Appello di Aemilia
Per i detenuti sono bloccati i termini delle misure cautelari. Slitta invece di due mesi l’Assise sui due omicidi del 1992
REGGIO EMILIA. Anche i delicati processi di ’ndrangheta si arenano di fronte all’emergenza legata al Coronavirus. Applicate le relative misure organizzative in campo giudiziario di ulteriore cautela, necessarie per consentire il rispetto delle indicazioni igienico-sanitarie fornite dal ministero della Salute.
Rinvii, decreti ministeriali alla mano, disposti dai giudici fuori udienza, quindi comunicati ai diretti interessati. E non sono certo pochi i coinvolti (ben oltre cento gli imputati, a cui si aggiungono magistrati, avvocati difensori, legali di parte civile, personale di vigilanza) nel processo d’appello di Aemilia che ora slitta al 9 aprile come prossima udienza nell’aula-bunker del carcere bolognese della Dozza. Rinvio che pesa sul calendario programmato, in quanto saltano ben 10 udienze che erano già state previste.
Nell’ultima udienza (il 3 marzo scorso) la Corte aveva disposto un primo rinvio al 18 marzo «essendo presenti in aula un numero di persone superiore a quello consigliato nei provvedimenti di prevenzione della diffusione del Coronavirus, e l’impossibilità di mantenere le distanze interpersonali minime per evitare il pericolo di diffusione».
Da allora la situazione-contagio è peggiorata, da qui il rinvio a più lungo termine. I giudici d’appello, facendo riferimento al recente decreto-legge sull’emergenza epidemiologica, dispongono che «il corso della prescrizione e i termini di durata massima della misura cautelare rimangono sospesi per il tempo in cui il procedimento è rinviato».
Stesso destino anche – in Assise a Reggio Emilia – per il processo sui due omicidi in odore di mafia del 1992 (alla sbarra Nicolino Grande Aracri, Antonio Lerose, Angelo Greco e Antonio Ciampà).
Se ne riparlerà, in aula, l’8 maggio, il che significa un colpo di spugna su 5 udienze programmate (comprendendo anche l’ultima del 6 marzo slittata a causa di un’indisposizione del presidente Dario De Luca).
Nella prossima “tappa” il pm Beatrice Ronchi dovrà riprendere il filo della sua requisitoria: il magistrato della Dda di Bologna ha già annunciato che avrà bisogno ancora di due udienze per completare l’esposizione del “quadro” accusatorio ed arrivare alle richieste di pena.
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