Gazzetta di Reggio

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il punto 

Fra gli scenari anche l’ombra del triage “in tempo di guerra”

Massimo Sesena

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«La tempesta è arrivata. Onestamente non credevo avrei mai vissuto una simile esperienza. Ho avuto voglia di piangere. Ma la squadra è buona ed è un onore ed un piacere lavorare con simili professionisti. Insieme fino in fondo». È un post su Facebook sulla pagina del dottor Stefano De Pietri, primario del pronto soccorso dell’ospedale di Guastalla, da pochi giorni “battezzato” dall’Ausl di Reggio come il punto medico avanzato per l’epidemia da Coronavirus.

Il tenore è quello di un messaggio di speranza ma, nello stesso tempo, permette a chi non è in prima linea contro il dilagare del Coronavirus di avere la percezione di quanto sia grave la situazione. Il tema è sempre lo stesso: le misure draconiane adottate dal governo riusciranno ad arginare il proliferare dell’epidemia? Il tempo di duplicazione – ovvero il tempo con si diffonde il contagio in zona endemica – finirà per rallentare dando modo agli ospedali della rete reggiana di rispondere a tutte le richieste d’aiuto senza prima collassare?

Gli esperti – ma le previsioni, e anche questo è un segnale della gravità della situazione, escono ormai con il contagocce – dicono che il trend esponenziale della curva epidemica continuerà, che ci aspetta un mese durissimo. E che il sistema, al di là delle rassicurazioni della direzione dell’Ausl reggiana, viene costantemente messo in discussione, costringendo i piani alti di via Amendola a una continua correzione della rotta, allo scopo di evitare che la barca vada a sbattere. Servono sempre più letti di terapia intensiva e rianimazione. E questo perché nelle sue forme più gravi l’infezione polmonare da Covid-19 rende difficoltosa la respirazione (“fatica a respirare” è assieme alla febbre uno dei primi e più evidenti sintomi della malattia) e costringe in questi casi a un ricovero con respirazione assistita, ovvero in terapia intensiva o rianimazione. Si tratta in genere di ricoveri che non si risolvono in pochi giorni e questo espone al rischio di collasso il sistema.

Ecco il contesto – amplificato sui social – in cui hanno trovato spazio messaggi come quello di un sedicente rianimatore di uno degli ospedali reggiani che ha cominciato a girare su whatsapp. Un messaggio che dopo le prime righe che potrebbero essere sottoscritte da tutti i medici al lavoro in questi giorni a Reggio e nelle altre zone del contagio, si chiudeva con il rischio, l’eventualità per i medici di dover scegliere quali pazienti curare. Un passaggio su cui è subito intervenuta l’Ausl, con una smentita netta e una denuncia alla polizia postale. Un atto dovuto, che tuttavia sposta il cono di luce su un tema che aleggia, anche se nessuno vuole parlarne apertamente, anzi tutti puntano a esorcizzarlo, ma come un demone, questo tema c’è.

Ed è quello del triage in tempo di guerra. Norme che nessuno vorrebbe mai dover applicare e che nessuno avrebbe mai nemmeno voluto scrivere. Ma che ci sono e rischiano di dover tornare drammaticamente d’attualità. —





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