Posti di blocco anti-Coronavirus tre denunciati e 80 auto fermate
La polizia reggiana al lavoro per far rispettare il decreto Il capo delle Volanti Basile: «Controlli anche ai pedoni»
«Chi non rispetta le regole commette un reato, anzi due reati». È questo il messaggio della questura di Reggio Emilia che, ieri, ha allestito i primi posti di blocco “anti Coronavirus”. Una cinquantina di agenti delle Volanti hanno vigilato sulle principali arterie stradali, la polizia ferroviaria sulla stazione storica mentre al casello e all’interno dell’autostrada, nonché ai confini provinciali, vi era la Stradale.
I poliziotti hanno fermato un’ottantina di persone per verificare il rispetto del decreto del presidente del Consiglio che limita gli spostamenti degli italiani – qualsiasi spostamento, anche all’interno della provincia – per contrastare la diffusione del virus.
COME FUNZIONA
«Non si tratta dei classici posti di blocco – ha spiegato il dirigente delle Volanti, Carlo Maria Basile, che ha coordinato l’operazione che si ripeterà quotidianamente e 24 ore su 24 – quanto piuttosto di controlli a campione e a sorpresa, voluti dal questore Giuseppe Ferrari, per verificare il rispetto rigoroso del decreto che riduce la circolazione a tre casistiche: lavoro, salute e assoluta necessità».
L’operazione, eseguita dai poliziotti che si muovono ogni ora da un punto all’altro della città, consiste nel fermare e chiedere conto ai conducenti del motivo per il quale si stanno spostando. Ai cittadini viene richiesto di compilare l’autocertificazione, che viene fornita dalle stesse forze dell’ordine in doppia copia e firmata dal cittadino, tenuto a lasciare il suo numero di cellulare.
Ovviamente il meccanismo, che costringe gli agenti a lunghe compilazioni, si basa sulla buonafede del singolo: il documento compilato è inverificabile nell’immediato, ma ha un intento dissuasivo e di richiamo al rispetto delle regole. «Non siamo qui per dare informazioni – ha chiarito Basile – la polizia è presente sulle strade e nei principali varchi per vigilare sulla sicurezza pubblica e per ribadire che le disposizioni del Governo vanno seguite. Le dichiarazioni del singolo saranno verificate e, se si riveleranno false, il trasgressore commetterà un reato».
Anzi due, prosegue il dirigente: «Il primo è l’inosservanza di un provvedimento dell’autorità in tema di pubblica utilità. Il secondo, se l’autocertificazione è mendace, è falsa attestazione a pubblico ufficiale. Si tratta di reati punibili con l’ammenda o l’arresto». Nel caso specifico si tratterà di multe: il primo reato (articolo 650 del codice penale) prevede l’arresto fino a tre mesi o una ammenda fino a 206 euro, il secondo (articolo 495) è più sfumato e con una cifra variabile.
I DUBBI
Se lavoro e salute sono due motivazioni chiare, lo “stato di necessità” ha una soggettività e una discrezionalità troppo ampia. «Il principio da seguire è: non si può circolare. Bisogna ridurre al minimo gli spostamenti», ha chiarito Basile. Quindi sì ad appuntamenti di lavoro, sì a visite mediche, sì alla spesa purché a chilometro zero e nel luogo più vicino: «Fermiamo anche le persone a piedi ma è ovvio che chi cammina percorre tragitti ridotti». Evitabili ad esempio il parrucchiere o le visite ai parenti.
in giro senza motivo
In una città silenziata e semivuota, strade e stazione storica risultavano ben poco frequentate. Eppure proprio in stazione la Polfer, che ha controllato 29 viaggiatori, ha denunciato tre nigeriani: scesi dal treno e residenti a Ragusa, Crotone e Lecce, ai quesiti dei poliziotti i tre hanno fatto scena muta ed è scattata la denuncia per inosservanza del decreto di pubblica sicurezza. Sono state 34 le vetture fermate dalla Polstrada, 46 dalle Volanti in via Emilia Ospizio direzione Modena, via Emilia all’Angelo direzione Parma e Rivalta. —
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