Quando Giovanni dalle Bande Nere scrisse alla sua bella da Reggio Emilia
Il condottiero dettò la missiva all’intellettuale Pietro Aretino mentre stava dando la caccia al brigante Amorotto
FIRENZE. Galeotta fu Reggio Emilia per una storia d’amore del 1500 tra Giovanni dalle Bande Nere e donna Paola, una delle amanti più importanti del famoso condottiero rinascimentale.
A dimostrarlo è una lettera scritta dal grande intellettuale del Cinquecento Pietro Aretino ed esposta alla Galleria degli Uffizi, dove si è appena conclusa una mostra a lui dedicata, compilata sotto dettatura di Giovanni dalle Bande Nere e destinata a Federico II Gonzaga, marchese di Mantova.
In questa lettera Giovanni chiede a Federico II di far pressioni su tale messere Girolamo Fraberto affinché questo recapiti a donna Paola una missiva. Una intercessione che, se portata a buon fine, avrebbe portato grandi vantaggi allo stesso Federico II, assicurava Giovanni.
Sembra una puntata di una telenovela, ma è solo quanto accaduto a Reggio Emilia il 6 settembre 1523, quando Giovanni dalle Bande Nere si trovava nel campo militare dal quale gestiva le compagnie che stavano dando la caccia al brigante Amorotto di Carpineti.
Come molti della sua epoca, il De’ Medici (questo il cognome “civile” del mercenario militare) non sapeva leggere né scrivere e per questo si serviva di un intellettuale che lo facesse al posto suo: Pietro Aretino. E a lui dettò quella lettera che agli Uffizi di Firenze è stata esposta nell’Aula Magliabechiana, assieme a un altro centinaio tra dipinti, sculture, oggetti di arte applicata, arazzi, miniature e libri a stampa a sua firma in una mostra curata da Anna Bisceglia, Matteo Ceriana e Paolo Procaccioli. Per meglio comprendere la lettera, occorre forse fare un passo indietro alla storia della nostra città e conoscere i protagonisti della vicenda.
Intanto la datazione della missiva è particolarmente interessante perché scritta in un momento di transizione per Reggio che, in quel periodo era sotto il dominio del Papa, insieme a Parma e Modena. Nel giugno 1409 Niccolò III d’Este, marchese di Ferrara, s’impadronì delle terre di Parma e Reggio riuscendo a conservarle sino all’uccisione, nel 1412, di Giovanni Maria Visconti cui succedette al potere nel Ducato di Milano il fratello di questi, Filippo Maria. Nei patti con i quali Reggio consegnava la propria sovranità agli Este, veniva assicurato che la città avrebbe conservato una larga autonomia: il diritto a legiferare, battere moneta e amministrare la giustizia.
Alla morte di Niccolò subentrò nel 1442 il figlio Lionello, che governò fino al 1450. A lui successe il figlio Borso d’Este il quale, nel 1452 ottenne dall’imperatore Ferdinando III il titolo di duca di Modena e di Reggio. Il suo successore, il duca Ercole I d’Este, ricordato per i pesanti tributi cui sottopose la città, venne a sua volta sostituito, nel 1505, da Alfonso I d’Este che sette anni dopo consegnava la città al duca d’Urbino e a Papa Giulio II. A questo punto Reggio entrò nell’orbita pontificia e la sovranità passò prima a Leone X e poi ad Adriano VI.
Durante il dominio pontificio, lo Storico fiorentino Francesco Guicciardini tentò di pacificare gli animi e liberare le montagne dai banditi che le infestavano capitanati da Domenico Amorotto de’ Bretti da Carpineti, e riuscendo nella cattura del famigerato brigante proprio nel 1523.
Il 14 settembre dello stesso anno morì Adriano VI e la città ritornò agli Este con Alfonso I, accolto da gloriosi festeggiamenti. Il nuovo duca, dopo aver pagato al Papa una grossa somma, ricevette l’investitura da Carlo V nel 1931. E proprio in quel momento particolare, il condottiero Ludovico di Giovanni De’ Medici, detto Giovanni dalle Bande Nere (soprannome che gli venne dato per aver mutato il colore delle bandiere della Compagnie che dirigeva da bianche a nere, dopo la morte dello zio, papa Leone X), si trovava alle porte della città di Reggio, ingaggiato dagli imperiali.
Capitano di ventura, mercenario, uomo di guerra, Giovanni dalle Bande Nere ha avuto una moglie, la fiorentina Maria Salviati, primogenita di Lorenzo Il Magnifico dalla quale ebbe un figlio, Cosimo, che però nei dieci anni di matrimonio non “frequentò” mai, perché sempre in giro a guerreggiare.
Abile nell’arte della guerra, molto meno nelle arti, si affidò a Pietro Aretino, scrittore, pittore, scultore nato nel 1492 da una relazione tra un calzolaio e una cortigiana, divenuto uno dei più grandi artisti del Rinascimento e autore della lettera che ha fatto conoscere Reggio Emilia a tutti coloro che sono transitati agli Uffizi. —
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