«Siamo ristoratori responsabili» In 200 abbassano le saracinesche
Ristoranti, pub, bar, pizzerie...si allunga la lista di chi chiude «Tuteliamo la salute di tutti, ma avremo bisogno di aiuto»
«Responsabilità sopra tutto». È partita da questa motivazione la scelta di chiusura totale volontaria fatta da oltre duecento locali reggiani – ristoranti, pub, gelaterie, bar – attivi in tutta la provincia. Una decisione presa lunedì sera dopo una lunga e dolorosa giornata di riflessioni, sancita pochi minuti prima che arrivasse l’annuncio più pesante, l’allargamento della zona di contenimento all’intero territorio italiano. Quando i gestori hanno fatto la loro scelta, il limite di apertura dalle 6 sino alle 18 era obbligatorio solo per la Lombardia e per alcune province, fra cui Reggio. Dopo, la questione è diventata nazionale, ma la strada degli operatori locali era già stata tracciata. Non si tratta certo di un passaggio facile, condito dalle inevitabili e comprensibili preoccupazioni sul futuro. In attesa delle norme sul sostegno economico, per questi locali la chiusura toglie ogni possibilità di entrata, almeno in orario diurno, in un quadro comunque già di suo compromesso. I coperti fatti negli ultimi giorni erano pochissimi, per tante realtà vi sono timori sulla capacità di reggere a questa fase, ma la priorità è stata data alla salute. I locali sono luoghi di contatto e di passaggio, con la serrata di una buona fetta di quelli attivi in provincia le opportunità di contagio quantomeno non dovrebbero crescere. Il gruppo coinvolge tanti nomi noti della ristorazione e dell’intrattenimento, insieme si firmano #ristoratoriREsponsabili, fra i referenti vi sono Paolo Croci del Chilometro Zero, Simone Gazzotti Dalla Saraghina), Giovanni Ghirelli del Magna e Tes, Andrea Innocenti del I’Ciripasso), Alessandro Mortari del Mascetti, Federico Riccó di Bottega 39 e Alex Trivini Bellini della Cirenaica. «La gravità della situazione legata alla sempre più veloce diffusione del Covid19 non ci lascia indifferenti. Per non mettere a repentaglio la salute dei nostri clienti, dei dipendenti e dei nostri familiari, questo comitato ha deciso di dare manforte al decreto che regola le aperture degli esercizi in questione, dichiarando chiusura totale volontaria», spiegano. Il cammino non si ferma qui. Il primo passo è arrivato, in un’ottica di tutela della salute, ora si guarda anche al futuro, pensando alla ripresa delle attività. E ai modi con cui sostenere la ripartenza, quando finalmente il quadro sanitario sarà tornato verso la sostenibilità e la sicurezza. In programma vi sono degli incontri con i sindaci e gli amministratori pubblici reggiani, in attesa delle scelte nazionali. «Premesso che gli ammortizzatori sociali più importanti (sospensione mutui, bollette, contributi, ecc.) a cui potremo accedere saranno indicati dal Governo con decreto e non dal Comune, quello di cui si può discutere sono gli interventi legati al territorio come le tasse comunali ma soprattutto quello che può essere fatto per farci ripartire nel migliore dei modi quando sarà il momento», si sottolinea. Alcuni temi di discussione sono già chiari, come «l’allungamento degli orari di somministrazione in particolare nei weekend, l’eliminazione dei contributi per l’occupazione di suolo pubblico, la possibilità di avere dehor fissi in estate ed in inverno, facilitazioni nell'organizzazione di eventi e politiche di gestione dei parcheggi che facilitino l'accesso al centro storico dei clienti». Questa è la base: «Ci rendiamo conto che stiamo parlando di gocce nel mare e che non saranno certo queste cose a farci vedere la luce, ma oggi bisogna cercare di fare tutto il possibile per darci una speranza che domani saremo ancora tutti qui, magari zoppicanti, ma fieri di aver passato questo incubo, e pronti per ripartire». Le scelte volontarie hanno già risolto molte questioni al riguardo, nella giornata di ieri il presidente della Regione Bonaccini ha comunque impartito un’altra stretta per i fine settimana e per gli esercizi di asporto. Per pizzerie, piadinerie e negozi di kebab sarà valido il divieto imposto a bar e ristoranti, quello della chiusura dalle 18 di sera alle 6 del mattino. Dopo le 18, non si potranno più accettare ordini da asporto fatti direttamente sul posto, mentre sarà sempre possibile effettuare consegne a domicilio. Questo nei giorni feriali, mentre al sabato e alla domenica ci sarà un azzeramento completo: nessun locale potrà restare aperto, per ridurre le possibilità di assembramento. —
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