Gazzetta di Reggio

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Contro il coronavirus 

Il sindacato chiede «misure rigorose nel settore dell’industria»

Luciano Salsi

La Cisl propone di ridurre o sospendere le lavorazioni ricorrendo a strumenti quali la cassa integrazione 

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A differenza della scuola, dello sport, dello spettacolo e della ristorazione, l'industria non ha finora subito restrizioni a causa del coronavirus. I sindacati, però, invocano misure più rigorose. A loro parere il lavoro a distanza non basta per proteggere i lavoratori dal contagio. Può funzionare per chi si serve soltanto del computer e del telefono, ma le attività direttamente e materialmente produttive richiedono la presenza nelle officine, nei laboratori e nei cantieri, talora a stretto contatto con i colleghi. Perciò le organizzazioni sindacali propongono che si possa arrivare anche a ridurre o sospendere le lavorazioni ricorrendo alla cassa integrazione.

Su questa materia interviene la Cisl Emilia Centrale «per conciliare – spiega il segretario generale William Ballotta – l’attività produttiva, che continua, con la doverosa sicurezza della stessa, così come previsto da norme e contratti». I sindacati considerano la salute e la sicurezza valori da tutelare prioritariamente. Perciò considerano «imprescindibile adeguare le attività produttive al nuovo contesto derivato dai recenti decreti, anche valutando la riduzione delle attività lavorative, accedendo agli ammortizzatori sociali, qualora non vi sia la possibilità di adottare soluzioni in grado di assicurare la protezione da ogni eventuale rischio». «In queste ore – sottolinea Rosamaria Papaleo, segretaria Cisl – stiamo insistendo perché queste misure vengano messe in atto ovunque, nel più breve tempo possibile». Ciò non esclude, secondo il sindacato, il ricorso ad altre soluzioni più morbide, quali l’anticipo delle ferie e il congedo parentale, di cui possono fruire, con un’indennità del 30%, i dipendenti (esclusi i lavoratori domestici e a domicilio) con figli fino a 12 anni per un periodo massimo di dieci mesi». I provvedimenti governativi mirano a limitare al minimo i contatti e gli spostamenti. A tale scopo serve il lavoro a distanza, che i sindacati incoraggiano purchè sia attuato nel rispetto delle norme vigenti. Si tratta, in particolare della legge 81 del 2017, che definisce “lavoro agile" il cosiddetto “smartworking”, il lavoro intelligente svolto con strumenti informatici. L’industria e l'artigianato vi possono ricorrere molto meno. «Lo può attivare – chiarisce Rosamaria Papaleo – soprattutto il mondo dei servizi, dalle società di consulenza alle banche, dalle assicurazioni alle libere professioni, ma anche quello della pubblica amministrazione che per altro aveva recentemente conosciuto la maggior crescita percentuale in questo settore». In passato il lavoro agile poteva essere introdotto solo con il consenso dei lavoratori. Dal 2 marzo scorso il Governo ha autorizzato i datori di lavoro ad attivarlo di loro iniziativa in tutta l'Italia per una durata di sei mesi anche senza sottoscrivere accordi scritti con i dipendenti. Ciò non equivale, però, a una deregulation che potrebbe condurre all'obbligo di rimanere sempre connessi alla rete informatica. «Resta fermo – sostiene la Cisl – per datore di lavoro e lavoratore l'obbligo di rispettare la disciplina dello smartworking di cui alla legge 81/2017 con riguardo per esempio all'orario di lavoro, all'esercizio del potere organizzativo e di controllo del datore di lavoro, al diritto alla disconnessione, per le quali, anche in assenza di accordo scritto, è consigliabile una apposita comunicazione al lavoratore». —





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