Morto Giulio Bizzarri, protagonista della cultura di Reggio Emilia
Una malattia inesorabile ha privato la nostra città di un personaggio che è stato protagonista di una stagione di grande produzione culturale,
REGGIO EMILIA. Una malattia inesorabile ha privato la nostra città di un personaggio che è stato protagonista di una stagione di grande produzione culturale, ha contribuito a darle un rilievo nazionale e ha lasciato il segno della sua fertile inventiva in originali opere grafiche e prestigiosi allestimenti museali. Giulio Bizzarri, artista e direttore creativo, è morto a 73 anni.
Abitava con la famiglia a Borzano di Albinea, ma era nato a Reggio nel centro storico, da dove non si era mai staccato, benché allargasse il raggio della sua attività ben più lontano, mantenendo contatti con l’ambiente artistico milanese. Bizzarri sapeva fare delle arti visive uno strumento di comunicazione di messaggi elaborati in sintonia con intellettuali e scrittori.
La collaborazione con Corrado Costa, capofila dell’avanguardia, gli aveva consentito, nel 1982, di dare un contributo significativo alla pirotecnica rassegna “I porci comodi”, che sublimò in termini etnografici e letterari la suinicoltura della tradizione reggiana. L’aveva ideata Ivanna Rossi, allora assessore alla Cultura, che ricorda: «Bizzarri ne diede la versione grafica disegnando fra l’altro il manifesto da collezione, oggi introvabile, che rappresenta un maiale con lo sguardo meditabondo rivolto verso l’infinito».
Insieme a Costa e Luigi Ghirri diede un contributo anche all’evento “Dal Fiume a Mare. Esplorazioni lungo la via Emilia”, una complessa ricerca che impegnò fotografi, scrittori e artisti sulla grande strada che attraversa la nostra regione. L’artista aveva mosso i primi passi nel decennio precedente.
Su Facebook Giordano Montorsi rievoca con commozione quel periodo: «Ciao Giulio, amico, collega e socio nello studio Aqu negli anni Settanta. Sei stato per me un maestro nel campo della grafica. Ricordo con piacere quegli anni in cui abbiamo lavorato insieme nello studio. Non abbiamo mai litigato! Che bello! Nel 1973 facemmo io e te la mostra collettiva 9 proposte, dove eravamo i due giovani artisti invitati insieme a Squarza, Ruspaggiari, Olivi, Gerra, Cavicchioni, Ettorre e Poli !».
Venne più tardi l’iniziativa che gli procurò la più larga fama, quell’Università del Progetto che aveva sede al numero 7 di corso Garibaldi ed ebbe una vita breve ma brillante. Bizzarri la fondò nel 1989 insieme a Paolo Bettini e Gian Franco Gasparini. Aveva la finalità di formare abilità linguistiche e progettuali orientate verso le professioni del design, della grafica e della comunicazione e s’avvaleva della collaborazione di importanti aziende, tra cui Barilla, De Agostini, Rai, Walt Disney, Comix e Zanichelli, della Regione Emilia Romagna e del Fai, a cui forniva servizi di progettazione.
Vi tennero corsi, oltre ai fondatori, Ermanno Cavazzoni, Gianni Celati, Giorgio Celli, Luigi Ghirri, Paolo Albani ed altri. Non mancarono gli interventi di personaggi del calibro di Oliviero Toscani, Antonio Albanese, Alessandro Bergonzoni, Claudio Bisio, Enrico Ghezzi e Ugo La Pietra.
Terminata quell’esperienza, Bizzarri continuò l’attività professionale con diverse realizzazioni, fra le quali spiccano due importanti allestimenti museali. Si tratta anzitutto del Museo diocesano, che raccoglie cimeli archeologici e artistici della Chiesa reggiana. Monsignor Tiziano Ghirelli, allora responsabile dei beni artistici della Diocesi, riferisce:
«Bizzarri era un esperto molto preparato, una persona gentile, appassionata al suo lavoro, capace di ascoltare e agire in piena sintonia. Il museo fu inaugurato nel 2006. Bizzarri vi lavorò negli anni precedenti insieme all’architetto Gianfranco Varini di comune accordo con me, che rappresentavo la committenza, e con la Sovrintendenza. Lui, incaricato della grafica, disegnò il logo, tutto il percorso didascalico e le pannellature, oltre a introdurre il sistema innovativo di proiezione delle immagini connesse alle opere esposte. Dopo l’inaugurazione avemmo numerosi altri incontri per aggiornare il museo e organizzarne gli eventi espositivi».
Bizzarri ha contribuito anche a realizzare il Museo delle Langhe nel castello di Grinzane Cavour, in provincia di Torino, un allestimento etnografico che comprende ambientazioni domestiche e di lavoro dal ’600 al ’900, oltre a una sala dedicata al grande statista piemontese con alcuni cimeli, pannelli esplicativi ed un filmato sulla sua attività di imprenditore vinicolo.
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