Sono stati 6 consiglieri di maggioranza a denunciare gli attivisti “no ex Kis”
Lo sfogo di uno di loro: «Con questa azione scriteriata la giunta Bellaria ha perso definitivamente ogni credibilità»
CADELBOSCO SOPRA. Sulla vicenda ex Kis, a denunciare alla polizia postale della questura di Reggio Emilia i sei “attivisti” di Facebook, ovvero gli amministratori della pagina Facebook “Se sei di Cadelbosco” – tra cui Paolo Brunazzi detto “Oracolo”, Carlo Torreggiani, Moeris Galaverni, altre due persone restate anonime più Andrea Puglisi, autore dei post contestati, sono stati sei consiglieri del gruppo di maggioranza “Centrosinistra per Cadelbosco”. Si tratta di Pierpaola Belpoliti, la capogruppo Luisa Carbognani, Claudio Fornaciari, Nadia Gibertini, Luciana Minari e Francesco Capperi.
Sotto accusa sono finiti due post pubblicati da Puglisi, uno il 27 dicembre e l’altro il 30, sulla polemica politico- ambientale relativa al progetto di realizzazione di un nuovo sito produttivo nell’ex area di Zurco, che prevede anche la costruzione di tre atomizzatori. I 5 amministratori della pagina Facebook sono accusati di non aver controllato il contenuto di ciò che veniva pubblicato, quindi sono ritenuti «oggettivamente responsabili».
I consiglieri di maggioranza di “Centrosinistra per Cadelbosco” sono 1 ma solo 6 di loro si sono sentiti «diffamati e minacciati» dai post di Puglisi. Gli altri cinque (Luca Pinetti, Roberto Ferrarini, Giovanni Poli, Sofia Bonini e Alessandro Fontanesi) hanno preferito restarne fuori.
I sei, convocati dal viceispettore della polizia postale reggiana, in un primo tempo dovevano essere sentiti come persone informate sui fatti, ma alla fine si sono ritrovati tutti indagati. Non hanno potuto essere assistiti dall’avvocato Luca Tadolini perché, con l’emergenza coronavirus in corso, il loro legale di fiducia ha avuto problemi con gli spostamenti. Ovviamente, anche questa nuova vicenda è arrivata sui social: «Con questa azione scriteriata la giunta ha perso definitivamente la sua credibilità – scrive Andrea Puglisi –. Lo dico perché sono certo che non si dissocerà dai sei querelanti, anche se il sindaco Bellaria ha dichiarato sui giornali, maldestramente, che lui e la sua giunta non hanno fatto alcuna azione legale. I capi di imputazione che mi sono stati attribuiti sono diffamazione e minacce. Nei due post presi in esame vengono descritti fatti che sono agli atti e reperibili sul sito del Comune. Ho usato una dialettica con sfumature ironiche, ma che descrive esattamente lo stato di cose. Di minacce nemmeno l’ombra».
«Uno dei due post – aggiunge – è stato trasmesso alla polizia postale così come si presenta sulla pagina, senza il seguito. Circostanza che denota anche poca accortezza, dato che agli atti viene esaminato solo ciò che viene prodotto. Un post monco – prosegue Andrea Puglisi – e privo del suo significato compiuto, che non potrà essere portato davanti a un giudice, sempre che la vicenda arrivi in tribunale. Per il momento gli atti vengono sottoposti alla Procura, che deciderà se procedere. Non voglio neanche commentare, invece, i capi d’accusa fatti a Paolo Brunazzi, che sono gli stessi contestati a me, perché una persona intelligente e che conosce colui che li ha scritti capirebbe che si tratta di satira molto divertente e del tutto innocua».
«Vorrei ringraziare la polizia postale – conclude Puglisi – per la cortesia, la gentilezza e la professionalità con la quale ci ha accolti, nel difficile contesto dell’emergenza coronavirus che li espone quotidianamente e, in questo caso credo inutilmente, ad eventuali contagi. Ringrazio anche i numerosissimi cittadini che hanno espresso a me e agli altri la loro solidarietà. Fino a prova contraria, siamo noi che difendiamo la salute di tutti i cittadini e non, invece, chi sarebbe preposto a farlo». —
M.P.
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