Mascherine lavabili dall’atelier «Le regaliamo a chi è senza»
REGGIO EMILIA. Trovare una mascherina, di questi tempi, è compito arduo. Sia che tu sia un semplice cittadino sia che tu sia un’istituzione. Tanto che la Regione Emilia-Romagna sta in pratica requisendo – al pari degli omologhi del nord Italia – le mascherine prodotte da aziende nostrane, per poterle distribuire a chi sta in prima linea, come medici e operatori sanitari.
«Io non so stare con le mani in mano e mi sono messa a cucire. È quello che faccio per lavoro, ma ora di lavoro ce n’è obiettivamente poco. E ho creato delle mascherine lavabili, in poliestere, che ho deciso di regalare a chi ne ha bisogno». Lei è Simona Panisi, stilista con un negozio di tessuti e atelier in via Gorizia 42, vicino all’acquedotto, dove in questi giorni si è messa al lavoro per creare le mascherine.
«Nessuna pretesa che siano quelle certificate – spiega – ma ho visto diversi programmi, anche in tv, in cui consigliavano come farsi una mascherina con carta semplice e via dicendo. Io ho pensato di farla cucendo un doppio strato di poliestere e agganciando l’elastico. L’indicazione è di non toccarsi naso e bocca e questa può aiutare a rispettare almeno questa norma sanitaria». Il problema principale è che molte mascherine sono praticamente usa e getta e la scarsità dell’offerta le rende sempre più introvabili. «Un circolo vizioso, per quello ho pensato che potendole rendere riutilizzabili si possa offrire una soluzione per tutti. Queste si possono lavare e igienizzare, per poi essere riutilizzate».
Il fatto è che l’idea è corsa ancora più veloce della richiesta. Per questo Simona fa un appello: «Ne stiamo producendo circa 200 che regaleremo a chi ne farà richiesta. Il ricavato delle altre che saranno vendute andrà in beneficenza». —
Enrico Lorenzo Tidona
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