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Scuole chiuse, i consigli della pedagogista: «Riscopriamo la quotidianità e godiamoci questo tempo “lento”»

Martina Riccò
Scuole chiuse, i consigli della pedagogista: «Riscopriamo la quotidianità e godiamoci questo tempo “lento”»

Scuole chiuse, bambini a casa. La pedagogista Maddalena Tedeschi dà qualche dritta a genitori e nonni per occuparsi al meglio di loro 

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REGGIO EMILIA. «Le giornate possono sembrare interminabili, soprattutto per i bimbi più piccoli». Se a dirlo è Maddalena Tedeschi, pedagogista dell’Istituzione nidi e scuole dell’infanzia del Comune di Reggio Emilia, possiamo tirare tutti – mamme, papà, nonni – un sospiro di sollievo.

«Ma in realtà – aggiunge subito – questa situazione può essere un’occasione per recuperare, o abitare con più consapevolezza, un atteggiamento che avevamo perso. Se da un lato siamo obbligati a rimanere in casa, dall’altro possiamo appropriarci di un tempo che non pensavamo di avere».

Lei è ottimista ma chi - con le scuole chiuse - si trova ad accudire i bambini, potrebbe esserlo un po’ meno. Ha qualche consiglio da dare per affrontare questo strano periodo?

«Utilizzare questo tempo inatteso curando i gesti e le situazioni quotidiane. Questo è il momento giusto per preparare con calma la colazione, il pranzo, la cena, ad esempio. O per curare gli spazi, e poi starci dentro. I bambini di solito sono trascinati nel tempo rapido e veloce degli adulti, approfittiamo di questo periodo per rallentare. L’emergenza Coronavirus sta violando le nostre libertà più grandi, come quella di muoverci o di incontrare gli altri, ma può farci recuperare una libertà interiore che è altrettanto importante. Anche per i bambini. Impariamo, o ricominciamo, ad abitare la quotidianità».

I bambini non rischiano di annoiarsi?

«Niente affatto. Ci si può divertire anche preparando una torta, mangiando la frutta, apparecchiando la tavola. Anzi l’apparecchiatura può essere interessante anche per i risvolti matematici che ne derivano. E poi in casa si può leggere, ascoltare la musica, giocare e inventare dei giochi. Questo momento potrebbe anche essere perfetto per guardare la televisione insieme o navigare su internet. Non parlo di semplice fruizione, ovviamente, ma di guardare un film insieme, o un cartone animato, e poi parlarne o ragionarci sopra. Avere un adulto vicino, infatti, aiuta a costruire un senso critico e a riflettere su ciò che si fa o si è fatto. Nel corso della giornata bisogna sempre lasciare autonomia di gioco e di azione ai bambini, ma dovendo stare a casa si può lavorare sulla relazione adulto-bambino facendo cose semplici e quotidiane che però, fatte insieme, diventano speciali. Possiamo tornare tutti a un senso di cura e piacere».

E con i piccolissimi?

«I bimbi molto piccoli sono straordinari, non parlano come noi, ma parlano. Con loro è importante giocare sui tappeti, stimolarli con attività sensoriali. È più semplice di quanto sembri, basta prendere delle stoffe diverse e fargliele toccare, ad esempio. I piccolissimi, poi, sono molto attenti alla luce: si può giocare con le ombre anche in casa, a costo zero. In questa fase è anche molto importante ascoltare la musica, oltre ai suoni e ai rumori degli oggetti quotidiani. E poi largo spazio alle coccole. I piccolissimi sono i primi trasgressori alla regola del metro di distanza, ma con loro si può fare una eccezione».

Quando parla di musica a che genere si riferisce? Ce n’è uno più indicato?

«Tutte le musiche sono adeguate e pertinenti, molto dipende dalla passione degli adulti perché se un suono, un ritmo o un genere piace all’adulto, questo piacere viene trasmesso al bambino. Io però cercherei di mantenere un atteggiamento laico, facendo ascoltare al bambino tutta la musica possibile e non solo quella che ci piace. D’altra parte i bambini, anche quelli molto piccoli, sono in grado di mostrare il loro gradimento in base alla postura, all’atteggiamento e alle reazioni ci fanno capire quale suono è per loro piacevole e quale meno. Ecco, se posso dirlo, non farei ascoltare sempre e solo canzoncine e musica per bambini. Sfrutterei questo tempo anche per fare una ricerca più colta, può essere anche per noi l’occasione per scoprire cose nuove».

La natura può venirci in aiuto?

«Assolutamente sì. L’osservazione della natura è una esperienza che si gioca in un momento ma è davvero molto complessa. I bambini hanno sempre un modo speciale di guardare gli alberi, gli animali, di toccare le foglie... I più grandi osservano e si fanno domande, i più piccoli si incantano. Dall’osservazione si può poi passare al disegno. Basta avere dei fogli, anche di forme e misure diverse, e dei colori. Sarebbe meglio avere una certa varietà sia di colori che di strumenti, e, compatibilmente con quello che ciascuno può avere, capire dai bambini quali strumenti sono adeguati a realizzare un disegno piuttosto che un altro. Con i più grandi si può anche ricorrere all’immaginazione: non disegno l’albero che vedo ma un albero che immagino. Queste esperienze potrebbero essere preziose per il ritorno a scuola. È su questo che stiamo lavorando anche noi come Istituzione nidi e scuole dell’infanzia».

Cioè?

«In queste settimane di chiusura forzata tutti i nidi e le scuole dell’infanzia stanno mandando alle famiglie, e quindi ai bambini, materiali per mantenere un dialogo: reportage di esperienze, narrazioni, ricette da replicare a casa… È un modo per dire: ci siamo, ci rivedremo presto. È una costruzione di serenità. Ora l’Istituzione nidi e scuole dell’infanzia ha deciso di raccogliere tutto questo materiale e di condividerlo con la città. Abbiamo anche pensato di realizzare video tutorial per insegnare a costruire giochi. Inoltre daremo dei “compiti” ai bambini: tenere una documentazione, attraverso fotografie o disegni, delle presenze naturali con cui entrano in contatto, all’esterno ma anche in casa. Questo è in linea con il tema dell’anno scolastico. Lo scorso 22 febbraio, infatti, in occasione del centenario dalla nascita di Malaguzzi, abbiamo invaso piazza Martiri del 7 Luglio con una installazione intitolata “Immagina un bosco”, realizzata con gli alberi disegnati dai bambini. In questo momento gli alberi si stanno svegliando, ci sono le gemme, le foglioline nuove, qualcuno è fiorito… sono un grande segnale di vita».

Prima di salutarci, un consiglio ai nonni? Nella maggior parte dei casi, in queste settimane, sono loro a occuparsi dei bambini...

«Questa sospensione generale riaggiusta un po’ tutto, più che dire ai nonni che cosa devono fare chiederei a loro cosa hanno voglia di fare, cosa si sentono di fare. Potrebbe essere l’occasione per condividere passioni: chi raccoglie i francobolli, chi ama cucinare… E chi colleziona oggetti potrebbe raccontare la loro storia. In realtà qualunque oggetto può diventare speciale se si racconta la sua storia: è il modo per toglierlo dall’indistinto. Però mi sento di dire che non debba essere trascurato neanche il silenzio, che non è vuoto. I bambini devono imparare ad abitare il silenzio, riempirlo con l’ascolto di sé e degli altri. Non c’è bisogno di occupare questi giorni con un’iperattività, usiamo questo tempo per ciò che prima spesso trascuravamo. E soprattutto non mentiamo ai bambini. Spieghiamo loro perché è stata sospesa la scuola, non neghiamo le nostre paure o il nostro senso di smarrimento perché, anche implicitamente, possiamo trasmetterli ai piccoli di casa. Questo è il momento per avere un dialogo leale e trasparente con loro. Potranno farci grandi domande. Ci stupiranno».

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