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SI SALVI CHI PUÒ? NO, CI SALVEREMMO TUTTI

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Nell’effervescente redazione della Gazzetta di Reggio sono ricorrenti due frasi esorcistiche: “Si salvi chi può” e “Moriremo tutti”. Vengono pronunciate non appena una brutta notizia prende una curva buona, oppure quando una brutta notizia ha bisogno di un umano sarcasmo. Formule anti-panico. E mai come in questi giorni di epidemia diventata pandemia, con la stessa acrobazia di parole il “Si salvi chi può” è diventato un imperativo. Che non è mai abbastanza. Come non mi sembrano abbastanza le misure adottate a puntate dal governo Conte. Un decreto mangia l’altro. L’altra sera dalla diretta Fb del premier mi aspettavavo di più. Mentre certi giornali hanno ecceduto con la loro retorica titolistica definendo l’Italia nuova Cina, i provvedimenti come una cura da cavallo, e Codogno come la Wuhan italiana, credo che la realtà sia altra: la mezza misura.

Anche nella circostanza coronavirus il Paese nostro non si contraddice: non c’è momento grave o provvedimento severo che non vengano temperati se non addirittura spuntati dalle eccezioni, dalle sfumature, dalle esclusioni, dai distinguo, dai bilanciamenti fra i tanti/troppi interessi economici. Così l’inossidabile fondamento “quando c’è la salute c’è tutto” va a farsi benedire.

Questo controsenso all’italiana ieri mattina è stato ben descritto nel corso di una trasmissione radiofonica. Il sindaco di Codogno Francesco Passerini ha detto che la rigidità delle misure adottate per la Zona Rossa nella provincia di Lodi hanno dato risultati evidenti e che questo modello andava adottato per tutto il Paese. Cioè s’aspettava che Conte imponesse la stessa medicina a tutta la zona protetta, che è l’Italia intera. Subito dopo Passerini è intervenuto un rappresentante degli industriali che ha tenuto a rilevare che le nuove disposizioni sono state decretate d’intesa con gli imprenditori.

Mi pare che fra gli “essenziali” vi siano inclusioni discutibili come le fabbriche tutte o i trasporti tutti. La prima realtà è massiva per il numero di dipendenti, la seconda come veicolo di trasferimento… I veri “essenziali” sono quelle attività che garantiscono il cibo, i farmaci, l’informazione.

Temo che “d’intesa” significhi diluizione. La contabilità dell’aperto e del chiuso, del “tengo chiuso?” o del “tengo aperto?” la confermano. Il combattimento contro il Covid-19 ha invece bisogno di una barriera totale che è fatta di coscienza, sacrifici e volontà personali e generali.

Ripeto: rinunce, impoverimenti, incognite personali e generali. Solo così ci caveremo dai piedi e dalla testa le frasi esorcistiche “Si salvi chi può” e “Moriremo tutti”, confondendole in una soltanto: “Ci salveremmo tutti”. —

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