«Teniamo accesi i nostri animi e vivi i rapporti»
Correggio, i rappresentanti d’istituto del liceo Corso ai compagni di scuola
La lettera
I rappresentanti del liceo “Corso” di Correggio Simone Orlando, Stefania Barigazzi, Giulia Mondini e Nicola Ancellotti, per far sentire meno soli i loro compagni di scuola, chiusa per l’emergenza sanitaria, hanno scritto loro una lettera.
«Cari liceali – si legge – abbiamo pensato a lungo se scrivervi qualcosa e soprattutto cosa in questi giorni. Ci siamo chiesti se fosse conveniente rischiare di mescolare le nostre parole alla moltitudine di messaggi a volte anche banalmente e forzatamente positivi lanciati in questi giorni. Alla fine, non tanto il dovere, quanto il desiderio di farci sentire vicini ha prevalso. Non quel “farsi sentire vicini” ipocrita di un politico, che una volta all'anno appare pubblicamente a ribadire il potere della sua carica, tutt'altro. Abbiamo infatti la fortuna di poter raggiungere tutti, di entrare nei vostri cellulari e darvi l'impressione di leggere “ehi, è il liceo Corso che ti parla”. Non perché noi in quanto Nico, Stefi, Simo e Giuli siamo il liceo, ma perché noi tutti 914 lo siamo, e a noi quattro avete dato l’onere e l’onore di esserne voce. Fa soffrire essere “ammutoliti” in questi giorni, in primis in ambito scolastico disattivando i microfoni nelle lezioni via Skype o non potendo scambiare una chiacchiera rubata allo sguardo del prof con il vicino di banco; in ambito umano dalla negatività delle notizie e dalla solitudine provocata dalle misure restrittive di questi giorni. Obblighi a cui non possiamo e non dobbiamo rinunciare, per il bene comune, ma questo è già stato detto a sufficienza».
«Anche la scuola è però dovere e possibilità – prosegue la lettera – ed è questa duplicità unica che a noi manca, ciò che di più umano si può vivere da ragazzi della nostra età lo si vive a scuola. Ci si sente “tutti sulla stessa barca” quando si capisce che quello che smania per avere la merenda prima di te dal “paninaro” lo fa perché proprio come te ha una verifica nella prossima ora e deve ripassare. Allora lasci che la sua fame e la sua monetina allungata siano ricompensate. Ci si sente sconosciuti quando si incrocia uno sguardo nuovo per la prima volta, conoscenti dopo che lo si incontra due o tre volte, magari un giorno amici e chissà, a volte anche qualcosa di più. Questo anno pazzo ci sta impedendo di vivere tante esperienze di quella che prima era la normalità e probabilmente di qualche altra ancora ci priverà, a partire dal nostro Monteore. In questi giorni stiamo tutti un po’ soffrendo per i sacrifici che ci viene chiesto di fare .È in questi momenti che ci si rende conto che le cose che ci mancano maggiormente sono quelle più gratuite e semplici di tutte: suggerire a un compagno durante una verifica, un incrocio di sguardi quando un amico fa una domanda stupida durante la lezione, le chiacchiere scambiate per l’intervallo in corridoio, le battute, le risate, l’ansia prima che il prof sorteggi per l’interrogazione, l’aperitivo la domenica sera, guardare un film insieme, trovarsi a studiare in gruppo, fare un giro in centro con gli amici. Che questo ci serva da lezione per la vita: se quando ci viene chiesto di stare in casa, non riusciamo a rinunciare a queste piccole cose, allora vuol dire che sono quelle che contano veramente. E ricordiamocelo, per non cadere nella tentazione di darle per scontate di nuovo quando torneremo alla normalità. Cosa fare, dunque, in questo periodo per tenere caldi i motori della nostra convivenza? Teniamo vivi noi e i nostri rapporti: non rimandiamo più a domani. Scriviamoci lettere, pensiamo a prenderci cura degli amici più che a cercare nemici, come ci consiglia di fare il sentimento di paura. Non ci fermiamo, teniamo accesi i nostri animi. Un abbraccio, a distanza di sicurezza». —
Nico, Stefi, Simo e Giuli
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