Gazzetta, edicole e notizie. La risposta: “Ma noi ci siamo”
Il nostro quotidiano si è riorganizzato con un piano preventivo d’emergenza. Una sfida: è il tempo di sbarazzarci delle notizie false, dei ciarlatani, del livore e dell’ignoranza
REGGIO EMILIA. Ognuno ha il suo piano preventivo d’emergenza per affrontare il virus. Quello della Gazzetta è doppio. Ci siamo riorganizzati con il telelavoro e quindi i giornalisti si sono dislocati. Ci sono colleghi che lavorano da casa e gli altri che comunque coordinano l’attività e presidiano la redazione. Per assicurare l’uscita del giornale di carta e quello online. Non è facile affrontare questa avventura forzata e necessaria, perché la vita di un giornale dovrebbe svolgersi in un open space (spazio operativo senza barriere) e naturalmente immersa nell’esterno.
Non è facile.
LA BUSTA DI PLASTICA
Il segnale del mondo che ci è cambiato addosso è costituito dalle buste di plastica trasparente affidate alla redazione.
Contengono maschera FFP2, guanti di gomma, occhiali protettivi, tuta monouso bianca. Questo abbigliamento marziano s’è preso un posto sulle scrivanie, tra le penne e gli appunti. E non è un bel vedere. Anzi no, è una sollecitazione permanente a osservare e raccontare ciò che succede fuori. Una sveglia, se ce ne fosse bisogno.
IL DOVERE DEL LAVORO
Ho avvertito che il nostro piano d’emergenza è doppio. Perché oltre alla riorganizzazione del lavoro, vede moltiplicarsi il lavoro. Il dovere del nostro lavoro.
È dall’inizio dell’allarme da Covid-19 che la Gazzetta fornisce un’informazione puntuale, documentata, continua, nonostante la limitazione di movimento, la complicazione delle relazioni e la sacrosanta asciuttezza delle comunicazioni.
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IL SENSO DELLA CRONACA
Ci sono tempi nei quali i giornali sono indispensabili. Di più: sono vitali per l’esatta, cronometrica informazione della gente del territorio sui fatti epocali, senza smarrire un solo pezzo di cronaca (che lungo andare costituisce la storia).
Ho la vaga impressione che quando questa sventura cesserà, scopriremo che molto del pre-coronavirus si sarà schiantato in due e due quattro: i fabbricatori delle fake news, gli inossidabili no-vax, visionari, opportunisti, arruffapopolo, ciarlatani, gli amici per un like e quel discreto senso di immortalità e immoralità, livore, collera e ignoranza.
Nella rimpianta Grecia il contrario di aristocrazia – la gestione affidata ai migliori – era la cacocrazia: l’egemonia degli imbecilli. Questo non è il loro tempo.
È il tempo dell’informazione, che non abbiamo mai smesso di proporre con un doppio attrezzo, vecchissimo e sempre efficace: rispetto delle notizie, rispetto dei lettori.
SAPERE E CONOSCERE
Questa primavera pallida, la diffusa volontà di protezione e l’esistenza che s’è fatta più introspettiva, stanno annientando un aspetto storto delle relazioni sociali che ci ha intossicati per anni: tutti scrivono e nessuno legge…
Ma noi ci siamo. La gente ha ripreso a leggere i giornali, o almeno ha riscoperto quel contatto diretto fatto di reciproca fiducia. Le edicole con i loro titolari coraggiosi si riconfermano luoghi sicuri dove sapere e conoscere. Le notizie sono certificate.
GIORNALE DI CASA
Lavoriamo in una situazione inedita e complicata. È giusto che i lettori lo sappiano, non per giustificare in anticipo le eventuali lacune riscontrabili in un “giornale di guerra”, ma per farlo ridiventare il “giornale di casa”.
Considerando che la maggior parte dei reggiani stanno in casa, si riappropriano di una dimensione domestica, della misura della città, del territorio, con la loro fragilità e umanità (di questa ce ne vuole in abbondanza, tiratela fuori).
I primi a rispondere sono gli edicolanti: come noi, loro ci sono. —
s.scansani@gazzettadireggio.it
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