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Sos del mondo agricolo «Comprate solo italiano»

Adriano Arati ; Adriano Arati
Sos del mondo agricolo «Comprate solo italiano»

Allerta alta per il Parmigiano Reggiano: «Calo del conferimento nei caseifici» Manca la manodopera per le primizie nei campi, i braccianti non arrivano

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«Comprare locale per aiutare l’agricoltura in ginocchio». Ha toni preoccupanti l’appello lanciato dalla Cia (Confederazione italiana Agricoltori) sulla situazione del comparto agricolo – anche oggi una delle principali risorse del territorio – dopo le prime settimane di emergenza.

L’allerta è alta a partire dall’eccellenza, il Parmigiano Reggiano: «I produttori di latte sono preoccupati per i conferimenti nei caseifici, che per rispettare giustamente le norme hanno rallentato le lavorazioni. A causa della chiusura delle mense, dei bar e dei ristoranti, la richiesta di latte è in brusca frenata: la richiesta ai nostri allevatori è quella di produrre meno», spiega il presidente Antenore Cervi. Rallentare la produzione del latte in primavera è contro natura, letteralmente: «È impossibile, specialmente in questa fase della stagione, con le condizioni climatiche favorevoli».

Il rischio è di un calo secco dei prezzi, e quindi dei ricavi di agricoltori e allevatori, che non riuscirebbero nemmeno più coprire i costi di produzione. Come arginare?

«Cercate di comprare solo latte locale», è l’invito di Cervi. Valido per i consumatori e pure per le aziende: «Aiutate la nostra agricoltura disdicendo i contratti con l’estero e acquistando il latte dei nostri allevatori». E sarebbe difficile proseguire con le attuali restrizioni senza il cibo fornito da produttori italiani: «Frutta, verdura, latte e carne sono assolutamente garantiti dal lavoro e dai sacrifici dei nostri produttori e allevatori che stanno lavorando senza sosta per tutti i cittadini». Il problema è particolarmente serio per l’agricoltura: «La chiusura dei mercatini sta mettendo in ginocchio i produttori reggiani di ortofrutta: tanta merce viene ormai distrutta».

Un altro tema spinoso è quello dei tentativi di speculazioni. Alcuni operatori su larga scala starebbero comprando sui mercati stranieri e i coltivatori italiani, per continuare a lavorare, sarebbero costretti ad accettare prezzi molto svantaggiosi. Un atteggiamento denunciato sia da Cia che da Coldiretti. Cervi parla di «spregevoli tentativi di speculazioni da parte di coloro che, in nome dell’emergenza, si rivolgono all’estero per l’acquisto di latte straniero, il cui prezzo è più basso per molte ragioni, dal costo della manodopera ai controlli. E questo fenomeno sta pesantemente investendo anche il settore dei cereali».

Torna alle speculazioni il presidente provinciale della Coldiretti Ettore Prandini. Da più parti, vengono segnalate «insostenibili richieste di riduzione del prezzo pagato agli allevatori proprio mentre i supermercati vengono presi d’assalto e nelle stalle si continua a mungere per garantire le produzioni e i rifornimenti». Nel concreto, «c’è purtroppo chi cerca di sfruttare il proprio potere contrattuale per pagare prezzi stracciati alimenti deperibili come latte, la cui produzione non può essere fermata nelle stalle». Per fare segnalazioni: sos.speculatoricoronavirus@coldiretti.it. Non si escludono anche azioni legali.

Sempre Coldiretti è preoccupata anche per la raccolta agricola, in buona parte legata a lavoratori stagionali stranieri (quasi il 30% della manodopera totale). Con le frontiere bloccate, e i comprensibili timori, i braccianti non sono disponibili, e il quadro è peggiorato dal clima. L’inverno caldo ha anticipato i tempi per la lavorazione di tante primizie. Una soluzione parziale potrebbe essere la semplificazione dei voucher agricoli, per coinvolgere nel lavoro studenti e pensionati. —

Adriano Arati



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