Dalle “Favole al telefono” alle filastrocche su whatsapp
Raffaella Curioni, assessore all’Educazione, pronta a lanciare un ponte virtuale per non perdere i contatti con i bambini 0-6 anni
l’iniziativa
Enrico l. tidona
«Stiamo vivendo una fase che, al di là dell’emergenza sanitaria, per noi a Reggio rappresenta un momento di grande disorientamento. E per noi intendo famiglie, bambini ma anche per le insegnanti delle nostre scuole e dei nostri nidi. Abbiamo però deciso di rispondere cercando di ricostruire una quotidianità, anche se a distanza, pubblicando iniziative a partire da lunedì. Siamo un’eccellenza e ora ce lo sta chiedendo l’Italia intera». Raffaella Curioni, assessore all’Educazione, è pronta lanciare un ponte virtuale che mantenga il contatto e la contaminazione del nostro sistema educativo 0-6 anni, quello che fa concorrenza al nord Europa anche grazie a investimenti milionari assicurati dal Comune di Reggio Emilia, orfano delle rette dopo la sospensione delle lezioni per Coronavirus.
Assessore Curioni, Reggio ha tanti bambini in scuole e nidi e paga quindi un alto prezzo per le lezioni sospese. Come state affrontando questo distacco?
«Non è semplice. Abbiamo una scolarizzazione 0-6 tra le più elevate. Parliamo del 50% nei nidi e del 92% nelle scuole. Sono 6mila bambini che di punto in bianco si sono ritrovati a casa. Ed è proprio in questo momento che tutti noi abbiamo riscoperto che le scuole sono dei luoghi di apprendimento ma anche grandi luoghi di relazione sociale, di gioco così come di intrattenimento. Imparando si passa la giornata. Ora, con la sospensione delle lezioni, ne comprendiamo davvero tutti l’importanza. È in atto uno sforzo per la ricerca di una coesione».
I bambini sono a casa ma gli insegnanti sono al lavoro vero?
«Sì e abbiamo usato questi giorni di attività didattica sospesa per pensare al da farsi. Gli insegnanti sono tutti al lavoro nonostante la sospensione e hanno cercato di mettere insieme 60 anni di esperienze costruiti grazie alla nostra scuola d’infanzia. Hanno connesso strumenti e tecnologia, che ci sono venuti in soccorso, per cercare attraverso l’Istituzione e Reggio Children di dare alle famiglie e ai bambini alcuni strumenti di intrattenimento».
Cosa ne è venuto fuori?
«I nostri insegnanti hanno raccolto attraverso il centro di documentazione una serie di strumenti didattici di intrattenimento da mandare ai loro bambini innanzitutto per non perdere la dimensione relazionale. Per ribadire che le insegnanti continuano ad esserci e consentire alle famiglie di avere momenti di gioco anche inusuale nelle loro case. Quel tipo di gioco e di momenti che caratterizzano le nostre scuole, dalla piazza, alla apparecchiatura, alla condivisione».
Cosa proporrete alle famiglie a casa?
«Invieremo innanzitutto audio messaggi ai genitori tramite i gruppi di whatsapp. Ci saranno consigli e idee per giocare in casa e non annoiarsi. Poi ci sono moltissimi racconti di insegnanti attraverso audio e scritti che verranno messi a disposizione per far sentire le famiglie meno sole”.
Quando e dove sarà possibile fruirne?
«Da lunedì lanciamo alcuni progetti. Il primo si chiamerà “Favole al telefono”, selezione di racconti sul canale Spotify di Reggio Children. Poi c’è “giocare insieme a casa” o il progetto sulle “filastrocche in cielo e in terra”, lanciato durante la “Notte dei racconti 2020” per le celebrazioni di Malaguzzi e che vogliamo ampliare. Chiediamo ai bambini di registrare delle filastrocche su whatsapp e poi di raccontarsi. Questi audio messaggi li stiamo già raccogliendo da tutto il mondo, Cina compresa, pubblicati senza traduzione ma che sono un ponte tra paesi che stanno combattendo la stessa battaglia contro il virus. Poi ci saranno materiali sempre a cura Reggio Children rivolti a insegnanti ed educatori. Saranno tradotti in italiano e in inglese. Poi c’è il progetto Book shop a casa tua, una sorta di consegna virtuale a domicilio».
State rinunciando al dogma reggiano della compresenza e della contaminazione. È accettabile?
«La relazione per noi è la quintessenza, così come la compresenza, è l’architrave del nostro sistema di istruzione. Ma abbiamo dovuto ripensare anche a noi stessi e per questo ci abbiamo messo qualche giorno».
Il progetto riguarda solo i bimbi di Reggio?
«La nostra Regione ma anche il resto d’Italia si sono rivolti a noi per avere indicazioni visto il nostro patrimonio. Questo ci dà responsabilità, sapendo che forse questa emergenza sanitaria non ci farà più tornare come prima».
Gli stipendi vanno pagati comunque ma la sospensione delle rette può diventare un problema se si dovesse protrarre l’emergenza?
«Intanto abbiamo fatto un piccola rivisitazione dei costi. Ma dal 24 febbraio al 3 aprile non avremo l’entrata prevista delle rette per circa 800mila euro. Nel caso in cui si dovesse protrarre la sospensione c’è quasi la certezza che la Regione interverrà con un piano almeno sullo 0-3 anni da 23 milioni per dare una mano agli enti pubblici».
Quando si torna a scuola?
«Forse dopo Pasqua. Ma resta tutto da vedere. Vediamo cosa accadrà all’epidemia entro aprile ma non dobbiamo scordare che dipenderà molto dai comportamenti collettivi. Noi però, come Comune di Reggio, siamo pronti». —
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