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Impianti sciistici, anno nero «Ripartire? Non avremo forze»

Impianti sciistici, anno nero «Ripartire? Non avremo forze»

Ventasso, Giannarelli di TurismoAppennino fa il punto: prima senza neve, ora il virus. «Salute e sicurezza al primo posto, ma si dovrà parlare dello stato di calamità»

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VENTASSO. Sembra quasi uno scherzo del destino, uno scherzo crudele però: dopo un inverno in cui era stato possibile aprire per pochi, pochissimi giorni le piste a causa della scarsità di neve e le temperature molto al di sopra della media, la neve a Cerreto era arrivata e, anzi, la società di gestione degli impianti aveva annunciato l’apertura non solo nel weekend, ma anche nei giorni feriali. Poi è arrivato il decreto del presidente del Consiglio che ha chiuso tutte le attività sportive, tra cui tutte le stazioni sciistiche nazionali.

La neve quindi c’era, ma purtroppo c’era anche il coronavirus, e da giorni Cerreto, come il resto d’Italia, è chiuso e in quarantena, praticamente un deserto.. Una beffa ulteriore è stata che la mattina in cui Cerreto ha annunciato la chiusura, il Cimone invece ha aperto le piste, richiamando anche molte persone, ma con un tasso di rischio elevato. Ne è consapevole anche Marco Giannarelli, della società TurismoAppennino, che gestisce le seggiovie cerretane: «Al Cimone, interpellati sul motivo per cui avevano aperto la settimana scorsa, hanno spiegato che il decreto del presidente del Consiglio sarebbe entrato in vigore solo alle 13. Ci può stare, ma noi abbiamo fatto una scelta diversa: già la sera prima era uscita la bozza e avevamo visto molte persone andar via dal Cerreto. Abbiamo optato per la soluzione più sicura per la salute, anche se, con il fatto che aveva nevicato, erano arrivate davvero tante persone a Cerreto. Adesso invece siamo in pochissimi in paese, è tutto fermo e chiuso. Ma è giusto così purtroppo: la sicurezza e la salute devono essere al primo posto».

Certo è che questa chiusura forzata mette un punto esclamativo a quello che è stato davvero un annus horribilis per lo sci in Appennino, e per Cerreto in particolare, vista anche la chiusura del palaghiaccio per un consistente intervento di manutenzione.«Ora la priorità è superare l’emergenza sanitaria – conclude Giannarelli – ma ovviamente dopo dovranno essere presi in esame anche gli aspetti economico finanziari. Già prima dei provvedimenti per il coronavirus, tramite il nostro sindacato Federfuni avevamo avanzato la richiesta di calamità naturale per l’assenza di neve. Se ne dovrà riparlare perché per noi quest’anno è stata una vera e propria sciagura, ci mancano le forze per ripartire». —

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