«Scuole chiuse, i servizi privati rischiano il collasso: aiutateci»
Appello dei titolari dei servizi per l’infanzia non pubblici: tra loro “I Briganti” di Iano «Ad oggi misure solo per gli educatori con contratti comunali o statali e coop»
SCANDIANO. «I servizi educativi privati rischiano di non poter riaprire». È un allarme denso di comprensibili quanto inevitabili paure per il futuro, quello lanciato dalle operatrici e dagli operatori di tante strutture di servizi educativi privati rivolti alla prima infanzia. Fra questi, spicca anche un nome scandianese, quello dello spazio bimbi “I Briganti” di Iano, una realtà attiva da tanti anni con diverse “tate” ben note alle famiglie della zona.
Decine di strutture hanno fatto rete e hanno inviato una lettera alle istituzioni, da quelle nazionali a quelle locali, per chiedere un sostegno dopo la chiusura obbligata, arrivata non sempre in maniera semplice perché nei giorni convulsi della stretta dei provvedimenti tante comunicazioni hanno tardato a essere ufficializzate.Adesso, con la sospensione, ovviamente non ci sono nemmeno le rette delle famiglie. Il tema economico inizia a farsi pesante, soprattutto in prospettiva e al momento non vi sono indicazioni precise per chi lavora in questo settore.
L’interruzione dei «nostri servizi, inevitabilmente, ha comportato non pochi disagi alle famiglie che si affidano a noi e che non pagheranno le rette per il servizio non potendone usufruire», sottolineano le titolari delle varie realtà nella loro missiva di appello. E si arriva al nodo dolente: «Alla preoccupazione per la salute nostra e dei nostri cari si aggiunge, però, oggi anche quella per la situazione economica delle nostre attività. Abbiamo canoni di locazione, mutui, dipendenti e utenze da pagare e noi titolari, una famiglia da mantenere. Nessuno, purtroppo, sa quanto durerà questa emergenza e non è corretto, né socialmente sostenibile, che questo porti alla chiusura delle nostre attività».
La mancanza di attenzione è forse il timore maggiore. Ad oggi, si sottolinea, «le misure di cui si è trattato sono prevalentemente rivolte ad educatori con contratti pubblici o che lavorano in grosse cooperative, ma non sono state considerate le piccole realtà che, nonostante siano fondamentali per la società tutta, sia in termini di qualità che di integrazione dei posti pubblici insufficienti rispetto alla richiesta, non vengono nemmeno nominate nei decreti già emanati».
E quali possono essere le soluzioni per sostenere un servizio che in molte zone permette di coprire il «fabbisogno» in materia? Le operatrici chiedono «contributi economici diretti alle strutture private proporzionali alle rette non incassate», oltre alla sospensione del pagamento delle utenze senza interessi, un sussidio per chi fra le lavoratrici non potrà accedere agli strumenti di sostegno economico.Infine, si auspica una pianificazione biennale, che preveda un protocollo «per il coordinamento pedagogico intercomunale e di un “Sistema educativo integrato pubblico-privato”». —
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