Toghe e dipendenti mobilitati «La salute va più tutelata»
La Giunta regionale Anm: «Solo servizi urgenti, dotazioni contro il contagio» La Confsal-Unsa: «Lavoro agile poco attuabile, misure igieniche nei presidi»
Magistrati e dipendenti amministrativi che operano nel tribunale chiedono ulteriore sicurezza, perché la pandemia da coronavirus fa paura e il contagio non dà tregua.
Prese di posizione che riguardano tutti i palazzi di giustizia della nostra regione e obiettivamente molto sentite all’interno del nostro tribunale dove, piegato dal Covid-19, è deceduto un volontario 68enne che sino al 24 febbraio aveva prestato la propria preziosa opera allo sportello dell’amministrazione di sostegno, al secondo piano della struttura giudiziaria.
«La Giunta distrettuale dell’Emilia-Romagna – fa sapere l’Anm con una nota – ha ricevuto segnalazioni in ordine sia all'insufficienza che alla disomogenea distribuzione di presidi individuali atti a tutelare la salute dei magistrati e del personale amministrativo e di cancelleria che è costretto a continuare a prestare servizio. Si auspica la immediata e comunque più tempestiva possibile distribuzione di idonee dotazioni atte a scongiurare le occasioni di contagio da Covid-19 e comunque, nel quadro dei decreti legge e regolamenti già emanati, ad organizzare i servizi in modo da assicurare esclusivamente quelli urgenti o essenziali. Si associa, infine, all'iniziativa già adottata dai dirigenti amministrativi e dai procuratori generali, volta a sensibilizzare il Ministro in ordine ad una maggiore tutela del personale – conclude l’Anm – ricorrendo ove possibile a moduli organizzativi basati su presidi per le urgenze ed all'utilizzo dello smart working». Sulla stessa falsariga la Federazione Confsal-Unsa – nel nostro tribunale annovera una quarantina di iscritti, quindi è il sindacato più rappresentativo fra i dipendenti amministrativi – che si rivolge oltre ai vertici giudiziari regionali, a tutti i tribunali. Viene rimarcato che «le linee guida indicate dal ministero della Giustizia per lo svolgimento in modalità di lavoro agile, non permettono al personale di potervi aderire per la tipicità dell’attività, se non in pochi casi». Inoltre la Confsal-Unsa sottolinea come «le forme di flessibilità oraria non risolvono il pericolo del contagio e che l’attuale normativa contrattuale non prevede, nella durata temporale necessaria, strumenti di tutela per i lavoratori». Poi le proposte: «Le misure di riduzione dell’attività, per come disposto dal Consiglio dei ministri, permettono di garantire i servizi essenziali mediante lo strumento del presidio. Si chiede di interrompere, per tutta la durata dell’emergenza, tutti i servizi giudiziari, salvo quelli previsti dalla normativa relativa allo sciopero e di concedere al personale in servizio, la possibilità di rimanere a casa senza nessuna decurtazione, senza nessuna imposizione di ferie, permessi, recuperi». E sul presidio si chiede di dotarlo «delle misure preventive previste dal ministero della Sanità: igiene delle mani con dispensatori di disinfettante o antisettico e salviette asciugamani monouso, igiene respiratoria, guanti». —
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